Il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 è stato firmato il 1° aprile 2026, ma settanta giorni dopo nessuno dei 1.300.000 lavoratori del comparto ha ricevuto un euro di aumenti o arretrati. Il blocco è presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze, e trasforma una vittoria contrattuale — sottoscritta da tutti i principali sindacati — in un danno economico quotidiano per docenti, personale ATA, ricercatori e lavoratori dell'AFAM: un ritardo sistemico, non un incidente amministrativo isolato.
Cosa prevede l'accordo firmato ad aprile
L'ipotesi di rinnovo sottoscritta all'ARAN stabilisce un aumento medio mensile di 130,7 euro (+5,9%) per l'intero comparto, a cui si aggiunge un secondo incremento di 5,5 euro medi (+2,6%), per un totale di circa 137 euro mensili. Per il personale docente la cifra mensile sale a 143 euro. Gli arretrati maturati da gennaio 2025 a giugno 2026 ammontano in media a 800 euro a dipendente, con un range compreso tra 815 e 1.250 euro a seconda della qualifica. Al personale ATA spetta anche una tantum di 110 euro, derivante dai risparmi per il rinvio al settembre 2027 del nuovo ordinamento professionale.
Il blocco al MEF e la denuncia della FLC CGIL
L'accordo è fermo in attesa del completamento dell'iter burocratico necessario all'entrata in vigore. La FLC CGIL ha emesso un comunicato il 12 giugno 2026 chiedendo l'intervento diretto del governo: "Questo stallo burocratico che si ripete puntualmente è vergognoso. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e tutto il Governo hanno la responsabilità politica di garantire il rapido completamento dell'iter necessario all'entrata in vigore del contratto e all'immediata corresponsione delle somme spettanti." Il sindacato aggiunge che "Le lavoratrici e i lavoratori dell'Istruzione e della Ricerca non possono continuare a pagare il prezzo di ritardi amministrativi" e che "non sono più accettabili ulteriori rinvii". Secondo le stime sindacali, gli arretrati dovrebbero arrivare a luglio 2026.

Un miliardo di euro fermo: il costo reale del ritardo
Il blocco si inserisce in un contesto salariale già deteriorato. L'ARAN ha certificato che tra il 2016 e il 2025 gli stipendi degli insegnanti sono cresciuti del 13,4%, contro un'inflazione del 22,6% nello stesso periodo: un differenziale di 9,2 punti percentuali che ha eroso il potere d'acquisto in modo strutturale. Il contratto rappresenta quindi una risposta parziale a un'erosione decennale, non un avanzamento rispetto a condizioni già adeguate.
Moltiplicando gli 800 euro medi di arretrati per i 1.300.000 lavoratori coinvolti, il blocco al MEF congela circa un miliardo di euro di retribuzioni già maturate — un calcolo che rende concreta la scala del danno economico denunciato.
Gianna Fracassi, segretaria generale di FLC CGIL, aveva già messo in guardia al momento della firma: "Non basta rivendicare di avere sottoscritto tre contratti: è importante la volontà politica di rafforzare diritti, tutele e la condizione salariale del personale."
La trattativa per la parte normativa del contratto è già calendarizzata per i prossimi mesi, ma avviarla con gli arretrati ancora bloccati indebolisce la credibilità di ogni impegno futuro per chi li aspetta in busta paga da aprile.
Fonti
- Aumenti e arretrati docenti e ATA, la Flc Cgil attacca: Accordo fermo al MEF da 70 giorni
- Contratto istruzione e ricerca, la burocrazia ferma gli aumenti
- Arretrati scuola 2026, quando arrivano? Flc Cgil: a settanta giorni dalla firma del contratto docenti e Ata non hanno ricevuto nulla
- CCNL "Istruzione e Ricerca" 2025-2027: 1.300.000 lavoratrici e lavoratori aspettano ancora aumenti e arretrati






