Il 69% dei docenti che hanno risposto all'indagine dichiara di usare l'intelligenza artificiale nella didattica, quasi 12 punti in più del 2025. Nello stesso tempo la fiducia nell'IA come moltiplicatore dei risultati scende e la preoccupazione per l'uso acritico degli studenti sale. La seconda rilevazione nazionale del Gruppo di ricerca PATHS di INDIRE e de La Tecnica della Scuola, presentata il 22 ottobre 2026 a Didacta Italia – edizione Abruzzo, descrive una scuola che ha assorbito lo strumento e ora ne misura i rischi: la partita si sposta dalla diffusione alla mediazione didattica.
L'uso dell'IA nella didattica sale dal 57,4% al 69%
Il 69% dei rispondenti dichiara di aver utilizzato l'IA nella propria attività didattica, contro il 57,4% del 2025: +11,6 punti percentuali. Tra gli impieghi citati ci sono la progettazione didattica e la personalizzazione dei materiali. Il dato è ripreso anche nel titolo con cui Il Sole 24 Ore ha rilanciato la notizia.
L'analisi si basa sulle risposte complete di 2.105 docenti di ogni ordine e grado, contro i 1.803 della prima edizione: 302 in più, cioè +16,7% calcolato sul campione precedente. Il campione non è rappresentativo della popolazione docente italiana, ma descrive esperienze e opinioni dei partecipanti. La rilevazione è partita l'11 febbraio 2026; i risultati sono stati illustrati alle ore 14 nel Padiglione Celestino V, stand Indire (V04), dai ricercatori Samuele Calzone e Samuele Borri e dal direttore de La Tecnica della Scuola Alessandro Giuliani. Il profilo dei rispondenti è in prevalenza femminile (78%), con il 41,6% nella fascia 50-59 anni, il 67,6% con contratto a tempo indeterminato e il 60,7% con oltre dieci anni di insegnamento; il 40,2% arriva dalla secondaria di II grado e il 50,8% da area umanistica.
| Indicatore | 2025 | 2026 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Uso dell'IA nell'attività didattica | 57,4% | 69,0% | +11,6 |
| Uso compensativo per alunni con BES o disabilità | 10,0% | 18,8% | +8,8 |
| Fiducia nel miglioramento dei risultati | 56,0% | 48,0% | −8,0 |
| Preoccupazione per distrazione e risposte inattendibili | 36,0% | 44,0% | +8,0 |
| Uso esclusivo di strumenti gratuiti | 85,0% | 66,1% | −18,9 |
Inclusione: lo strumento compensativo quasi raddoppia
L'uso dell'IA come strumento compensativo per alunni con bisogni educativi speciali o con disabilità passa dal 10% al 18,8%: rapportando i due valori, la quota è 1,88 volte quella del 2025, un aumento dell'88%. È il dato con l'impatto sociale più netto dell'intera rilevazione. Il 56,8% dei docenti usa inoltre l'IA per attività di supporto al lavoro docente non legate alla docenza d'aula: relazioni, verbali, verbali di scrutinio e Piani didattici personalizzati.

La prudenza cresce insieme all'uso
Il 44% degli insegnanti, contro il 36% del 2025, teme che gli assistenti virtuali distraggano gli studenti e li inducano ad accettare senza verifica risposte inesatte o prive di fondamento: +8 punti. Cala dal 56% al 48% chi ritiene che un assistente virtuale per ogni studente possa migliorare i risultati scolastici generali (−8 punti); il 47% lo considera comunque un valido supporto per lo studio autonomo a casa. Su questo punto le fonti non sono allineate: un passaggio de La Tecnica della Scuola parla di "47% contro il 56% del 2026" per il calo di fiducia, ma il 47% è il dato sullo studio autonomo e la quota corretta sul miglioramento dei risultati è il 48%, valore riportato sia da INDIRE sia nella tabella della stessa testata.
Formazione e Linee guida: il nodo resta l'attuazione
Il 61% dei docenti indica la mancanza di competenze professionali come principale ostacolo a un uso consapevole dell'IA; il 39,7% vorrebbe percorsi formativi sistematici su impiego etico e pedagogico. Cambiano le modalità di accesso: chi si affida esclusivamente a strumenti gratuiti scende dall'85% al 66,1%, mentre il 21,4% dichiara di utilizzare account scolastici istituzionali integrati. Sulle Linee guida del Ministero dell'Istruzione e del Merito il quadro è frammentato: il 30,1% riferisce un'adozione formalizzata in progetti specifici, il 37,6% segnala che non è stato deliberato alcun piano, il 32,2% non conosce lo stato di attuazione. Sommando le ultime due voci, quasi 7 docenti su 10 (69,8%) descrivono un istituto senza piano o a loro sconosciuto.
Cosa cambia per chi insegna
La distanza suggerisce che la formazione, per una parte dei docenti, resta un bisogno dichiarato più che una richiesta esplicita di ore dedicate. Per un insegnante che oggi usa l'IA in aula, la conseguenza pratica è che un account istituzionale diventa il canale con cui la scuola può trasformare un uso individuale in pratica governata, mentre chi resta sui tool gratuiti opera senza quel perimetro.
La prossima discontinuità non sarà l'adozione degli strumenti, già avvenuta, ma la capacità delle scuole di deliberare un piano e di tradurre le Linee guida in pratiche d'aula: nel campione non rappresentativo, il 30,1% dei docenti riferisce che la propria scuola ha formalizzato le Linee guida.






