Venerdì 16 ottobre 2026 è proclamato uno sciopero nazionale del comparto scuola per l'intera giornata. La parola chiave per studenti e famiglie, però, non è "chiusura": è "incertezza". Il personale non è obbligato a comunicare in anticipo l'adesione, quindi nessun istituto può garantire quante classi resteranno davvero in aula. La variabile decisiva non sarà lo sciopero in sé, ma la vigilanza che la singola scuola riuscirà ad assicurare.
Chi si ferma: SISA in tutta Italia, USB solo a Livorno
La mobilitazione principale è nazionale e porta la firma del SISA – Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente: riguarda docenti, dirigenti scolastici e personale ATA, sia di ruolo sia precari, delle scuole di ogni ordine e grado. Alla protesta si affianca quella dell'USB Pubblico Impiego Scuola, limitata agli istituti della provincia di Livorno.
| Sigla | Ambito | Personale coinvolto |
|---|---|---|
| SISA | Nazionale | Docenti, dirigenti, ATA (ruolo e precari) |
| USB Pubblico Impiego Scuola | Provincia di Livorno | Docenti, educativi, ATA, dirigenti |
La cronologia chiarisce l'equivoco delle settimane scorse. Il SISA aveva proclamato lo sciopero ad agosto 2026, poi revocato per questioni tecniche legate ai termini di preavviso; il 5 ottobre è arrivata una nuova proclamazione per la stessa data. Tra la nuova proclamazione e lo sciopero passano 11 giorni. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha inquadrato le due azioni nell'avviso n. 60 del 9 ottobre 2026.
Le richieste: dal 20% in più sugli stipendi al ruolo unico
Il nodo economico è centrale. Il SISA chiede aumenti salariali per recuperare il potere d'acquisto eroso dall'inflazione. Qui le testate divergono: Corriere Adriatico quantifica la richiesta in un aumento del 20% delle retribuzioni, mentre meteo.it parla di un incremento netto di almeno il 20%.
Sul piano organizzativo il sindacato chiede assunzioni sui posti vacanti (docenti e ATA), il superamento del precariato, un ruolo unico docente con orario e salario uniformi tra i gradi, la revisione della selezione dei dirigenti scolastici con elezione interna al posto dell'attuale concorso, la riduzione dei costi dei percorsi TFA, misure pensionistiche per alcune categorie e lo studio di arabo, russo e cinese nelle secondarie superiori. A Livorno l'USB sposta l'asse su clima, salute e sicurezza: edifici adeguati alle temperature elevate, protocolli per le ondate di calore, cortili trasformati in spazi verdi e ombreggiati.

Scuole chiuse il 16 ottobre? Quasi mai, ma gli orari cambiano
Lo sciopero non comporta la chiusura automatica degli istituti e non è prevista una chiusura generalizzata in Italia. Tutto dipende dalle adesioni: in alcune scuole le lezioni si svolgeranno regolarmente, in altre i dirigenti potranno disporre ingressi posticipati, uscite anticipate o la sospensione di alcune attività. I servizi per la primissima infanzia, come i nidi, in molti casi potrebbero funzionare regolarmente.
Il punto critico è la sorveglianza. Se il personale presente non basta a garantire la vigilanza degli studenti, alcune classi potrebbero non essere accolte. A Roma sono già previsti cortei e iniziative studentesche.
Come sapere se si va a scuola: le verifiche utili
Un avviso di "possibili disagi" non autorizza a restare a casa: l'assenza di comunicazioni su una chiusura non equivale a una chiusura. Le indicazioni affidabili arrivano solo dall'istituto, attraverso tre canali:
- registro elettronico, dove la scuola pubblica variazioni di orario e sospensioni;
- sito web dell'istituto, nella sezione circolari;
- circolari inviate direttamente alle famiglie.
Le decisioni variano da istituto a istituto, anche nella stessa città. La mattina dello sciopero conviene verificare che il plesso sia aperto e che ci sia personale sufficiente prima di lasciare i figli all'ingresso.
Dopo il 16 ottobre arriva il 30 ottobre
La mobilitazione non si esaurisce qui: un'ulteriore azione interesserà la scuola il 30 ottobre, in occasione degli scioperi generali. Due date ravvicinate — 14 giorni l'una dall'altra — significano per le famiglie un doppio ciclo di verifiche su registro elettronico e circolari. Il vero banco di prova, per ogni istituto, resta la capacità di comunicare in tempo utile quante aule potrà davvero tenere aperte.






