Sblocchiamo tutto: studenti di destra in piazza a Roma

A Torino il No Meloni Day si è chiuso con tre minorenni arrestati e 50 persone identificate; sabato 24 ottobre, a Roma, la destra studentesca risponderà con il corteo «Sblocchiamo tutto». La partita non si gioca più soltanto sul conflitto con il governo: si gioca su chi rappresenta davvero la «maggioranza dei giovani», e il calendario dei prossimi quattro appuntamenti — 23 e 24 ottobre, 30 ottobre, 20 novembre — la metterà alla prova.

Torino, tre arresti e il cordone dei professori

Al No Meloni Day di Torino sono stati arrestati tre minorenni e identificati 50 partecipanti, mentre un gruppo di professori ha formato un cordone a difesa degli studenti. La manifestazione si è svolta con lo slogan «Facciamo come in Francia», lo stesso modello d'oltralpe che le sigle di destra contestano apertamente.

Le versioni su cosa sia accaduto nelle piazze divergono. Il manifesto riporta i numeri dei provvedimenti; Riccardo Ponzio, presidente nazionale di Azione Studentesca, rovescia la lettura: «Le manifestazioni che abbiamo visto in questi giorni rappresentano un esiguo numero di studenti e sono state un flop nella partecipazione rispetto a come erano state annunciate». Nella ricostruzione che dà al Secolo d'Italia, a Torino i ragazzi di destra avrebbero «sventato l'occupazione dell'istituto alberghiero Colombotto», bloccando la strada ai collettivi e consentendo agli studenti di entrare per le lezioni.

«Sblocchiamo tutto», il corteo del 24 ottobre

La mobilitazione nazionale di Azione Universitaria e Azione Studentesca parte sabato 24 ottobre alle 10.30 da piazza della Libertà e arriva in piazza Risorgimento, a Roma. La locandina raffigura i leader della sinistra come dinosauri. Nel comunicato congiunto, Nicola D'Ambrosio e Riccardo Ponzio sostengono che «le immagini di devastazione dalla Francia replicate dai compagni della sinistra giovanile in Italia stanno creando una narrazione che rifiutiamo categoricamente».

Le proposte messe sul tavolo:

Zaini da studenti e megafono sulla scalinata di una piazza romana assolata, simbolo della mobilitazione studentesca
Tra Roma e Torino, la mobilitazione studentesca si gioca sul consenso dei giovani e sul calendario delle prossime piazze.
  • contrasto al caro libri;
  • orientamento universitario dentro l'alternanza scuola-lavoro;
  • meno burocrazia negli atenei;
  • più controlli sugli Isee falsi per l'accesso alle borse di studio;
  • maggiori tutele per i tirocinanti;
  • investimenti su sport, educazione civica e viaggi d'istruzione.

Sulla stessa linea la critica alla sinistra di D'Ambrosio, che parla di «movimentismo intollerante». Non è però solo la destra a prendere le distanze dalle devastazioni: Alessandro Di Micco, portavoce nazionale dell'Ufficio di coordinamento nazionale delle Consulte studentesche, ricorda che «provare a far valere le proprie idee devastando intere scuole, minacciando esponenti di governo e intimidendo tutti coloro che hanno deciso di non aderire alla protesta non è mai la strada giusta da intraprendere».

Le date a rischio: 23 ottobre, 30 ottobre e 20 novembre

Il 23 ottobre le realtà studentesche si riuniscono in assemblea a Roma «per organizzare il movimento». Il 30 ottobre è la data dello sciopero generale dei sindacati di base: il Giornale La Voce titola che gli studenti «vogliono bloccare tutto», mentre Today ricostruisce la giornata come sciopero dei lavoratori a cui la mobilitazione studentesca potrebbe unirsi. Il 20 novembre sciopera la Cgil.

Sul fronte politico, Matteo Salvini rilancia la cauzione per gli organizzatori di cortei: «Manifestare è un diritto, devastare no. Chi rompe paga». L'ipotesi si scontra con l'articolo 17 della Costituzione, che tutela la riunione pacifica e senza armi, e con nodi pratici mai risolti: chi paga, come si calcola la somma, come viene restituita. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ammette: «Sono 10 anni che sono sindaco e non ho mai avuto questa sensazione di non controllo della piazza».

Il conto delle risorse e la frattura nelle rappresentanze

I Giovani Democratici di Ravenna, intervenuti sulla mobilitazione all'Itis Nullo Baldini, citano le analisi di Libera: l'ultima manovra sottrae 620 milioni all'istruzione nel triennio, di cui 475 milioni all'edilizia scolastica. Il rapporto è presto calcolato: 475 su 620 significa che il 76,6% dei tagli all'istruzione ricade proprio sugli edifici. Nella stessa nota, il Piano Casa dell'Emilia-Romagna da 300 milioni per 3.500 alloggi vale circa 85.700 euro per alloggio.

La frattura, a oggi, non sembra essere tra una generazione e il governo: sarebbe dentro la rappresentanza studentesca. Chi riempirà le piazze senza trasformarle in scene di guerriglia urbana avrà titolo per dire di parlare a nome degli studenti; gli altri resteranno una minoranza rumorosa, per quanto rumorosa.

Fonti

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