Riforma Valditara: scuole occupate da Ravenna a Napoli

Le occupazioni contro la riforma Valditara non sono più una somma di episodi locali: tra il 7 e il 15 ottobre 2026 la protesta ha collegato Napoli, Torino e Ravenna. La mobilitazione non si ferma agli istituti tecnici — intreccia edilizia scolastica fatiscente, spese militari e carovita — e riceve risposte opposte: dialogo in alcune scuole, forze dell'ordine in altre.

Ravenna, tre giorni di lezioni sospese al Nullo Baldini

L'Itis Nullo Baldini di Ravenna è occupato da questa mattina, 15 ottobre 2026, e le lezioni restano sospese per tre giorni: giovedì, venerdì 16 e sabato 17 ottobre. La vicepreside Chiara Mazzotti parla di «una decisione che era nell'aria».

Al centro della protesta c'è la riforma degli istituti tecnici del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, che imporrebbe agli studenti del primo anno di scegliere già l'indirizzo e di accorpare alcune materie. Il collettivo Osa allarga il bersaglio a «l'economia di guerra che produce carovita e toglie fondi pubblici per le scuole, per la sanità e per i servizi pubblici». Nella nota gli studenti elencano anche i problemi dell'edificio: buchi nelle porte dei bagni, chiavistelli mancanti, muffe, infiltrazioni d'acqua vicino agli strumenti elettronici, cavi esposti e controsoffitti che crollano.

Torino: fermo al Boselli e due versioni sulla durata

La tentata occupazione dell'ISS Paolo Boselli di Torino è scattata nelle prime ore di martedì 13 ottobre 2026 e si è chiusa con il fermo di uno studente, rilasciato dopo circa due ore secondo la ricostruzione di TorinoToday e dopo tre secondo la nota dell'organizzazione Seconda Generazione: le due versioni non coincidono. La dirigente scolastica Angelina Cogliano aveva proposto un'autogestione — «Avrei potuto fornire loro strumenti per informarsi» — e si dice convinta che i ragazzi siano stati strumentalizzati: «Penso siano stati strumentalizzati e mi sono sentita tradita».

Aula scolastica luminosa con banchi disposti in cerchio, simbolo delle occupazioni studentesche nella scuola
Nelle scuole occupate gli studenti riorganizzano gli spazi per protestare contro la riforma e la carenza di edilizia scolastica.

Sui fatti la distanza resta netta: per gli studenti l'ingresso è avvenuto in maniera pacifica, mentre per i carabinieri diversi ragazzi a volto coperto avrebbero fatto esplodere petardi, acceso fumogeni e rovesciato bidoni. La dirigente elenca computer rotti, porte sradicate ed estintori a terra. Il sindaco Stefano Lo Russo separa i piani: «Non difenderò mai alcun danneggiamento della cosa pubblica», ma la protesta «va capita, va interpretata». La vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Augusta Montaruli chiede invece che le famiglie dei responsabili paghino i danni e legge nelle occupazioni «un'unica regia che non parte certamente dalle scuole».

Da Napoli a Castelvolturno: carabinieri ai cancelli

A Napoli l'onda arrivata da Parigi ha trovato le forze dell'ordine schierate: carabinieri e Digos davanti al Liceo Mazzini del Vomero; all'Alberti di via Pigna un cordone di insegnanti, dove i docenti hanno fatto da scudo per impedire a uno studente mascherato di aprire le porte. All'Istituto Serra il preside ha chiuso il catenaccio prima che i ragazzi entrassero. La prima occupazione cittadina risale al 7 ottobre, al Liceo Tito Lucrezio Caro di via Manzoni; il 12 ottobre erano sei gli istituti occupati, tra cui Giordani, Genovesi, Umberto I, Mercalli e Sannazaro. Dopo lo sciopero studentesco del 16 ottobre, la mobilitazione fa tappa il 24 ottobre a Castelvolturno contro il CPR.

Cosa dice il ritmo delle occupazioni

Tra il 7 e il 12 ottobre i licei occupati a Napoli sono passati da uno a sei: cinque giorni, un istituto in più al giorno. È il dato che pesa più del singolo episodio, perché lo sciopero del 16 ottobre cade esattamente nel secondo dei tre giorni di chiusura del Nullo Baldini: le due mobilitazioni si sovrappongono invece di sommarsi.

Per chi entra quest'anno negli istituti tecnici la posta è concreta: se la riforma passasse così com'è, si anticiperebbe la decisione sull'indirizzo al primo anno, come riporta RavennaToday. Il nodo che emerge da Ravenna, Torino e Napoli non è però solo la riforma, ma quale risposta prevarrà: l'autogestione proposta dalla dirigente del Boselli o i carabinieri davanti ai cancelli del Mazzini.

Fonti

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