Assunzioni insegnanti di religione 2026/27: 2.628 posti, la sfida è tra ordinario e straordinario

Con il decreto n. 143 del 22 luglio 2026, il Ministero dell’Istruzione dà il via libera a 2.628 immissioni in ruolo per i docenti di religione cattolica. La partita vera, però, si gioca sulla ripartizione tra le graduatorie: il 70% dei posti andrà ai vincitori del concorso straordinario, il restante 30% a quelli dell’ordinario, con un meccanismo di compensazioni che rischia di far slittare una parte delle assunzioni agli anni successivi.

La distribuzione dei posti e le regioni con più chance

Dei 2.628 contratti a tempo indeterminato, 991 sono destinati alla scuola dell’infanzia e primaria, mentre 1.637 vanno alla secondaria di primo e secondo grado. Prima di applicare la divisione 70/30, gli Uffici Scolastici Regionali devono però smaltire le compensazioni a tutela dei vincitori dell’ordinario che non hanno ancora ottenuto il ruolo. Se il contingente 2026/27 non basta, le code si allungano negli anni successivi.

Dai dati dell’allegato 2 del decreto, la geografia delle assunzioni premia il Mezzogiorno:

Aula scolastica italiana con banchi e scrivania del docente, assunzioni insegnanti di religione 2026
Il ministero ha autorizzato 2.628 immissioni in ruolo per i docenti di religione cattolica tra concorso ordinario e straordinario.
  • Sicilia: 93 posti per l’ordinario e 87 per lo straordinario nella secondaria (più 77 e 47 nell’infanzia-primaria)
  • Campania: 111 ordinario e 88 straordinario nella secondaria (82 e 65 nell’infanzia-primaria)
  • Calabria: 44 ordinario e 53 straordinario nella secondaria (36 e 36 nell’infanzia-primaria)

Nel complesso della secondaria, queste tre regioni assorbono 476 posti su 1.637, quasi il 29% del totale: un’opportunità concreta per chi è in graduatoria al Sud, ma anche un segnale di organici più consistenti dove le cattedre vacanti sono storicamente più numerose.

L’intesa con l’Ordinario diocesano detta i tempi della firma

L’assunzione a tempo indeterminato segue un percorso a due livelli. I direttori degli USR definiscono il numero di posti per ogni diocesi; poi l’elenco dei candidati viene inviato all’Ordinario diocesano, che deve confermare l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica. Solo dopo il nulla osta e l’intesa scatta il contratto.

La sede assegnata è provvisoria fino al superamento dell’anno di formazione e prova. Resta quindi un margine di incertezza per i neoassunti, che dovranno attendere la conferma definitiva dell’incarico.

Quel che è certo è che i numeri autorizzati dal Ministero rappresentano il primo passo concreto verso la stabilizzazione, ma la macchina burocratica – tra graduatorie, compensazioni e intese diocesane – non si ferma con il decreto. Per molti candidati il 2026/27 sarà l’anno del ruolo; per altri bisognerà aspettare che le compensazioni residue liberino nuovi spazi.

Fonti

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