Maturità 2026: 20 errori nello spartito della seconda prova musicale

Uno spartito non verificato, passato come «identico e anzi migliore» in una singola email senza ulteriore riscontro, ha raggiunto i banchi di tutti i licei musicali italiani il 19 giugno 2026. La vicenda rivela come una procedura amministrativa di emergenza — pensata per tutelare una studentessa ipovedente — abbia scalzato un documento già corretto, distribuendo agli esaminandi una partitura con circa venti errori. A scoprirli non sono stati i controlli del Ministero, ma gli studenti stessi durante la prova.

Come uno spartito sbagliato ha superato tutti i controlli

Carmela Palumbo, capo dipartimento del Sistema educativo del MIM, ha ricostruito la vicenda: a marzo 2026 il gruppo di lavoro aveva validato uno spartito corretto in formato PDF chiuso. Ad aprile, per produrre una versione accessibile a una candidata ipovedente, il gruppo tecnico ha cercato online un PDF aperto e ha inviato il file via email all'estensore della prova, che lo ha ritenuto identico all'originale — «anzi migliore» — chiedendone la sostituzione. Quel secondo file, non verificato fisicamente, è quello che gli studenti hanno trovato sui banchi.

Matteo Di Massa, 19 anni, studente del Liceo Manzoni di Latina, ha scritto una lettera aperta al ministro Giuseppe Valditara sostenendo che la partitura di "L'Ondine" della compositrice francese Cécile Chaminade sembrava provenire da una trascrizione caricata su MuseScore da un utente anonimo, non da un'edizione critica certificata. Il file sul sito ministeriale è poi sparito e sostituito dopo la prova, senza comunicazioni ufficiali sull'accaduto.

La divisione tra Ministero e sindacati: «imprecisioni» contro venti errori

Il MIM ha usato la parola «imprecisioni»; la stampa e la FLC CGIL parlano di circa venti errori — alterazioni sbagliate, accordi errati, ottave scorrette, battute divergenti dall'originale e discrepanze tra la partitura cartacea e l'audio Mp3 allegato. Flaminia Giorda, dirigente del Servizio ispettivo, ha dichiarato a La Repubblica che le anomalie «non hanno in alcun modo inficiato la validità della prova». Il Ministero ha però aggiunto che «valuterà le iniziative di competenza nei confronti di chi ha commesso l'errore».

Errori nella traccia della seconda prova di maturità 2026 nei licei musicali
Una ragazza suona il pianoforte in uno studio musicale. Foto di Sean Tian su Pexels

La FLC CGIL ha denunciato «procedure fragili, controlli insufficienti» e chiesto chiarezza sull'iter di predisposizione. Irene Manzi, responsabile nazionale Scuola del Pd, e il deputato Nico Stumpo hanno presentato un'interrogazione parlamentare chiedendo al ministro Valditara di spiegare come sia stato possibile.

Gli studenti in aula: "Il problema non era nostro"

Gli studenti dei licei musicali si sono accorti in tempo reale delle incongruenze, segnalando le anomalie ai commissari che hanno gestito la situazione senza penalizzare i candidati. La delusione per la qualità dei materiali, però, è rimasta unanime.

Al liceo musicale di Belluno, Teodor Florescu — che ha poi ottenuto il massimo dei voti — ricorda il disorientamento dei primi momenti: «Ascoltando la traccia ufficiale e leggendo la partitura abbiamo pensato di non riuscire a capire, e solo confrontandoci con l'insegnante abbiamo compreso che il problema non era nostro». La compagna Roberta Quariglio, flautista, ha individuato un'anomalia specifica: «Mi aveva colpito in particolare una doppia stanghetta all'interno della frase musicale alla battuta 67, cosa piuttosto insolita».

Paolo Troncon, direttore del Conservatorio "Agostino Steffani" di Castelfranco Veneto e membro del CNAM (Consiglio nazionale per l'Alta formazione artistica e musicale), ha definito l'accaduto un «errore grave» frutto di una «mancanza di rigore», sottolineando che non è la prima volta e che la musica non riceve ancora l'attenzione istituzionale che meriterebbe. Sul lato positivo, Troncon ha riconosciuto negli studenti «grande passione e attenzione»: «Io li ammetterei subito al Conservatorio».

Il dato più eloquente di tutta la vicenda non è il numero degli errori, ma chi li ha trovati: non i controlli ministeriali, ma gli stessi studenti ai quali si chiede, proprio all'esame di Stato, precisione e rigore.

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