Maturità 2026: il 51% boccia le tracce, assenti le autrici donne

La prima prova scritta dell'Esame di Maturità 2026, svolta il 18 giugno da oltre 520.000 candidati, ha prodotto uno scontro che va oltre le polemiche di rito. In un instant poll di Skuola.net su mille maturandi, il 51% dichiara di non aver apprezzato nessuna delle tracce ministeriali: un rigetto netto che svela lo scollamento tra i programmi scolastici effettivamente coperti e le scelte del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Pavese al 5,3%: i numeri di una fuga di massa

I dati di scelta parlano da soli. La poesia di Cesare Pavese "Passerò per Piazza di Spagna" è stata svolta appena dal 5,3% dei maturandi. Il brano di Vitaliano Brancati "I piaceri" è salito al 12,7%, ma il motivo dell'astensione è lo stesso: il 75% degli intervistati non aveva affrontato questi due autori in classe. "Ma chi l'ha mai studiato Brancati? Noi in classe siamo arrivati a malapena a D'Annunzio!", si legge tra le testimonianze raccolte. E ancora: "Pavese in poesia è stato un colpo basso, ho letto la traccia tre volte e poi ho rinunciato, non si capiva niente."

La traccia più scelta è risultata quella di Mario Calabresi, "Alzarsi all'alba" (Tipologia C): il 23,2% dei candidati, pari a circa 120.000 persone. Subito dopo, "I confini contano" di Frank Furedi al 20,7%. Sommando le due percentuali, il 43,9% dell'intera platea — almeno 200.000 maturandi secondo le stime del ministero — ha optato per testi di attualità extraletteraria. Calabresi ha dominato soprattutto negli Istituti Tecnici (30,9%) e nei Professionali (37,6%), mentre nei Licei ha prevalso l'articolo di Wenke Husmann sull'incanto (20,1%).

Solo il 6% degli studenti ha promosso l'intero pacchetto ministeriale. Il 60% ha giudicato la prova più difficile del previsto; il 10% ammette di aver copiato.

Maturità 2026 — Tracce e feedback studenti
Studenti sostengono una prova d'esame in aula luminosa e moderna. Foto di Andy Barbour su Pexels

Nessuna autrice: una tendenza strutturale

"Tra le tracce della tipologia A ancora una volta non c'è una donna." La denuncia è della scrittrice ed ex dirigente scolastica Maria Pia Veladiano, e riguarda un pattern che emerge con chiarezza: in quasi trent'anni di prima prova scritta, Giuseppe Ungaretti è apparso cinque volte nelle tracce, Salvatore Quasimodo tre. Le autrici sono state rarissime nella sessione ordinaria.

Il problema ha radici nei libri di testo: una ricerca del quotidiano Domani sui manuali di letteratura del triennio rivela che le scrittrici antologizzate oscillano tra il 2,74% e l'8,83% del totale degli autori presenti. Se non entrano nei programmi, non arrivano alle tracce. Il docente e scrittore Enrico Galiano ha sintetizzato l'implicazione sui social: "se io offro a ragazzi in formazione solo racconti e pensieri scritti da uomini, siamo sicuri che daremo loro tutti gli strumenti per comprenderlo, il mondo, o solo una parte di esso?"

La deputata della Lega Giovanna Miele, capogruppo in commissione Cultura, ha difeso le scelte: "Le tracce della prova di italiano ripropongono temi importanti, di forte attualità e di interesse sociale: il rapporto tra le generazioni, la capacità di meravigliarsi, il sacrificio e il valore della fatica."

Il dato più rivelatore dell'intera sessione è questo: Pavese scelto da meno di 1 maturando su 20, in un paese che destina sei ore di esame a quel testo. Come abbiamo già riportato, anche la seconda prova del 19 giugno ha generato discussioni — dalla versione di Quintiliano al Liceo Classico al problema sul Lago di Bracciano per i liceali scientifici. La distanza tra tracce ministeriali e programmi reali sembra trasversale a tutta la sessione 2026.

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