Addio ora di religione? La proposta di Antropologia delle culture al Senato

L’insegnamento della religione cattolica nell’ora curricolare potrebbe essere sostituito da una disciplina obbligatoria e laica. A lanciare l’idea, durante un’audizione alla Commissione Cultura e Istruzione del Senato, è stata Beatrice Massaro, docente di Lettere nella scuola secondaria. La sua proposta – introdurre l’Antropologia delle religioni e delle culture – ha aperto uno scontro politico immediato, ma anche un confronto sindacale che potrebbe ridefinire lo status di migliaia di docenti.

Non più catechismo, ma studio scientifico delle fedi

La proposta di Massaro punta a superare il modello confessionale nato con l’Intesa del 1984. Non un’ora di dottrina cattolica, ma uno studio storico-antropologico del fenomeno religioso, in grado di leggere la pluralità di tradizioni che oggi attraversano le aule italiane. Un passaggio da un insegnamento di fede a uno sulle fedi, pensato per rispondere a una società multiculturale e post-secolare.

Il progetto non prevede tagli traumatici. Massaro ha delineato un percorso di riconversione professionale per gli insegnanti di religione attualmente in cattedra, valorizzando titoli ed esperienza con una formazione integrativa verso la nuova classe di concorso. Una mossa che ha incassato il plauso del SAIR, il Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione: «Finalmente non veniamo più considerati docenti di serie B o di serie C», hanno dichiarato.

Lo scontro politico: la Lega attacca

L’apertura sindacale non ha smorzato la reazione della politica. Giorgia Latini, deputata della Lega e vicepresidente della Commissione Cultura, ha definito la proposta «gravissima» e «folle», accusando Massaro di voler imporre convinzioni ideologiche agli studenti. «La scuola è luogo di libertà e imparzialità – ha aggiunto – non accettiamo che alcuni insegnanti usino il proprio ruolo per far prevalere le proprie convinzioni politiche». Parole che segnano una linea di frattura netta tra chi guarda alla riforma come modernizzazione e chi la considera un attacco alla tradizione educativa.

Proposta di sostituire l'insegnamento della religione con Antropologia delle culture
Giovani monaci buddhisti durante una lezione in un monastero cambogiano. Foto di Sambok pen su Pexels

Il nodo del precariato: 7.500 docenti da tutelare

Dietro la battaglia politica, il SAIR ha messo sul tavolo numeri concreti. Il 30% dell’organico degli insegnanti di religione è composto da personale precario: circa 7.500 docenti con incarico annuale che garantiscono comunque la continuità del servizio. Su un totale che supera le 25.000 unità (considerando quel 30%, il calcolo restituisce circa 25.000 docenti, benché alcune fonti riportino un dato di 7.500 anche per l’organico complessivo), la quota di precari resta un punto caldo.

Il sindacato chiede che la riconversione coinvolga indistintamente tutti i docenti, di ruolo e non, con pieno riconoscimento dell’esperienza, valutazione del servizio come punteggio, accesso ai percorsi abilitanti senza penalizzazioni e, soprattutto, stabilizzazione per chi oggi vive di rinnovi annuali.

L’altra voce: le Scienze delle religioni dal mondo cattolico

Il dibattito non si esaurisce in Senato. Un documento intitolato “Per una convivialità delle differenze”, elaborato da un gruppo di ricerca ospitato presso l’Istituto di Studi Ecumenici “San Bernardino” di Venezia, propone l’istituzione di una disciplina obbligatoria di Scienze delle religioni, costruita su basi storiche, antropologiche e sociologiche. Il testo arriva proprio dall’interno del mondo cattolico e scolastico, segno che la spinta al cambiamento non ha solo radici laiciste. Anche qui la diagnosi è netta: l’ora di religione attuale genera un analfabetismo religioso che impedisce di comprendere simboli, riti e conflitti della contemporaneità.

Il doppio binario – la proposta Massaro in Senato e il documento veneziano – mostra un sistema scolastico alle prese con un bivio. Da una parte la difesa di un impianto del 1984, dall’altra la consapevolezza che la platea scolastica è cambiata più in fretta delle norme. Il vero banco di prova sarà la capacità di tenere insieme innovazione culturale e continuità occupazionale: senza un accordo su questo punto, ogni riforma rischia di arenarsi prima ancora di entrare in aula.

Fonti

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