Scuole bollenti: 9 su 10 senza aria condizionata, è emergenza nazionale

Solo 4.457 edifici scolastici italiani – il 7,4% del totale, stando ai dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica per l’anno 2024-2025 – possiedono impianti di condizionamento o ventilazione. In pratica, considerando il rapporto, il 92,6% dei plessi (circa 55.700 edifici) affrontano le ondate di calore senza alcun raffrescamento meccanico. Mentre il 1° luglio 2026 il ministero della Salute ha diramato l’allerta con 25 città da bollino rosso, il mondo della scuola si ritrova ancora una volta a sopportare temperature che minano la concentrazione e la salute, senza un piano strutturale alle spalle.

L’insegnante e scrittore Enrico Galiano ha descritto la situazione con un’immagine diventata virale: «Il ventilatore scolastico non è lì per rinfrescare le aule. È lì per distribuire disagio». E lo ha fatto partendo da un dato che oggi suona come un verdetto: climatizzare le scuole è un’emergenza nazionale.

Perché il caldo in aula non è solo un fastidio

Le temperature oltre i 30 gradi percepiti non creano soltanto sudore e malessere. Colpiscono la capacità di apprendimento in modo diseguale. Galiano lo sintetizza: «Il caldo influisce sulla concentrazione, sulla fatica, sull’attenzione e sulla capacità di rimanere presenti su un compito. Pesa sui docenti, certo, ma pesa soprattutto sugli studenti». A pagare il prezzo più alto sono gli alunni con difficoltà di attenzione, bisogni educativi speciali o che a casa non hanno ambienti freschi dove studiare. L’aula rovente «smette di essere un problema logistico – scrive ancora Galiano –. Diventa una questione di giustizia».

Nelle stesse ore, l’assessora regionale al Welfare dell’Emilia-Romagna, Isabella Conti, ha collegato il caldo estremo alla giustizia climatica: «Il cambiamento climatico colpisce soprattutto bambini, anziani e persone economicamente più vulnerabili. A Bologna esiste ancora una quota importante di cittadini che non può permettersi un condizionatore». L’Emilia-Romagna sta vivendo da oltre dieci giorni consecutivi condizioni di disagio bioclimatico con un indice di Thom arrivato a 26, e uno studio dell’Università di Bologna, pubblicato su Urban Climate, conferma che in uno scenario di alte emissioni la differenza di temperatura fra città e aree extraurbane potrà raggiungere i 5 gradi.

Cosa fanno (e non fanno) i Comuni: corsa ai condizionatori portatili

Di fronte all’emergenza, le amministrazioni locali si muovono in ordine sparso, quasi sempre con interventi d’urgenza. A Pavia, dopo le proteste dei genitori, il Comune ha acquistato condizionatori portatili per nidi e scuole dell’infanzia. «Sappiamo che è un intervento tampone – ha dichiarato l’assessora all’istruzione Alessandra Fuccillo – ma un impianto di condizionamento richiede tempo per l’installazione e fa caldo adesso». I dispositivi mobili sono stati sistemati soprattutto nelle zone nanna, perché «le insegnanti ci hanno detto che i bambini non riescono a dormire».

Aula scolastica italiana senza aria condizionata invasa dal caldo estivo, termometro e luce solare tra i banchi nell'edilizia scolastica
Senza climatizzazione in oltre il 92% degli edifici, le aule italiane diventano invivibili durante le ondate di calore estivo.

A Poggibonsi, i genitori della scuola dell’infanzia Arcobaleno hanno segnalato che 70 bambini, 8 insegnanti e 2 operatrici scolastiche si trasferiscono in massa nell’unica aula climatizzata per trovare sollievo. Il vice sindaco Fabio Carrozzino ha ammesso che «la maggior parte degli edifici scolastici non è climatizzata» e che serve una riflessione nazionale. Intanto, alcuni Comuni come Prato hanno anticipato l’uscita dei più piccoli da asili e nidi, mentre il ministero dell’Istruzione sta valutando una circolare specifica per i campi estivi in ambienti senza aria condizionata.

Un miliardo di euro: la stima per mettere i condizionatori ovunque

Secondo quanto riportato dalla testata specializzata Tecnica della Scuola, per climatizzare tutte le aule di un singolo plesso servirebbero almeno 20.000 euro. Considerando che gli istituti italiani, compresi quelli non autonomi, sono oltre 40.000, il costo complessivo sfiorerebbe il miliardo di euro. Una cifra che né l’attuale esecutivo né quelli precedenti hanno mai stanziato in modo organico. La conseguenza è che, mentre si svolgono gli esami di maturità, si «boccheggia» e si assiste a scene già descritte da Galiano: finestre aperte sul phon esterno, tapparelle abbassate, verifiche spostate ed esami trasformati in prove di resistenza fisica.

L’assessora Conti ha rilanciato: «Avremo bisogno di strutturare un grande piano nazionale. Con il cambiamento climatico in atto, un Paese come l’Italia non può non dotarsi di un piano strutturale, consistente e di lungo periodo». Per le scuole primarie e secondarie, infatti, «l’investimento diventerebbe insostenibile per un singolo Comune senza il supporto degli enti sovraordinati».

Basta palliativi: il clima è cambiato, l’edilizia scolastica no

I numeri raccolti dalle fonti mostrano un divario ormai cronico: il 92,6% degli edifici scolastici è privo di climatizzazione mentre le ondate di calore sono sempre più intense e prolungate. Lo studio dell’Università di Bologna indica che senza un ripensamento degli spazi urbani e scolastici – con verde, materiali riflettenti, corridoi di ventilazione – il disagio crescerà. E intanto, l’unica risposta diffusa resta la sopportazione.

Il punto non è più se il caldo disturbi le lezioni, ma se il sistema educativo accetti di lasciare indietro chi è già fragile. La richiesta che sale dai territori, dai sindacati e dagli insegnanti è univoca: le scuole vanno climatizzate con un piano di investimenti certo, non con una collezione di ventilatori traballanti. Perché, come ha scritto Galiano, «i ragazzi e le ragazze pagheranno già abbastanza le nostre scelte scellerate. Almeno questa, risparmiamogliela».

Fonti

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