Lo svenimento di un presidente di commissione durante gli esami di maturità a Mestre non è un incidente isolato, ma il sintomo di un’emergenza strutturale. Con temperature che hanno raggiunto i 35-36 gradi, le aule non climatizzate dell’istituto Luzzatti-Gramsci si sono trasformate in una trappola per la salute di docenti e studenti, costringendo alla sospensione delle prove orali e riaccendendo una polemica che ogni estate torna puntuale.
La dinamica dei fatti: malore, soccorsi e sospensione
Il malore è avvenuto il 29 giugno 2026, durante le interrogazioni degli indirizzi Odontotecnico e Manutenzione e assistenza tecnica nella sede di via Perlan, quartiere Gazzera. Il presidente di commissione, dopo una mattinata di esami, è svenuto all’improvviso, cadendo a peso morto e battendo la testa. Mancavano solo due studenti per chiudere i lavori.
Immediato l’intervento del 118: l’ambulanza ha trasportato il docente all’Ospedale dell’Angelo. «Abbiamo rispettato il protocollo di sicurezza previsto in questi casi – ha spiegato Michelangelo Lamonica, preside reggente dell’istituto – quindi abbiamo chiamato i soccorsi, abbiamo sospeso gli esami perché la commissione era rimasta senza presidente e abbiamo avvisato gli uffici scolastici». Gli accertamenti hanno escluso conseguenze gravi e il giorno successivo, il 30 giugno, il docente era già rientrato in aula per concludere le interrogazioni.

Scuole al collasso termico: zero climatizzatori e orali nel picco di calore
L’istituto Luzzatti-Gramsci, come la quasi totalità delle scuole superiori veneziane, non ha impianti di climatizzazione. L’unica difesa dal caldo sono le finestre aperte. «La scuola, come tutte, non è climatizzata – ha confermato Lamonica –. Cerchiamo di utilizzare le aule meno calde, ma certamente non è fresco. Nessuna scuola è dotata di impianti di refrigerazione». Nel Veneziano, solo qualche istituto dell’infanzia fa eccezione.
A peggiorare il quadro è il calendario nazionale fissato dall’Ordinanza ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026: le prove scritte sono partite il 18 giugno e i colloqui orali si concentrano proprio nelle settimane statisticamente più calde dell’anno. Per commissari e presidenti, spesso pendolari costretti a ore di viaggio, lavorare in aule oltre i 35 gradi è diventato un rischio concreto.
L’episodio ha spinto Anief Veneto a rilanciare l’allarme. Alberto Ruggin, vicepresidente regionale, ha dichiarato: «In moltissimi edifici mancano impianti di climatizzazione e lavorare con 35-36 gradi diventa una situazione insostenibile e potenzialmente pericolosa. L’episodio di Mestre dimostra che non siamo di fronte a un disagio, ma a un problema di salute e sicurezza». Rita Fusinato, presidente regionale Anief, ha aggiunto che servono «investimenti strutturali e un piano nazionale che renda gli ambienti scolastici sicuri e adeguati alle nuove sfide climatiche».
Il collasso termico delle aule non è più un’eccezione: con estati sempre più torride e una rete edilizia scolastica ferma a decenni fa, il rischio di nuovi malori durante gli esami di Stato è concreto. Il sistema attuale affida la sicurezza dei lavoratori della scuola e degli studenti all’apertura delle finestre. Fino a quando le temperature continueranno a salire, ogni sessione d’esame diventerà un test di resistenza fisica prima che di preparazione scolastica.
Fonti
- Edunews24.it
- Nuovavenezia.it
- Tecnicadellascuola.it
- Ascuolaoggi.com
- malore per le alte temperature a Mestre
- Orizzontescuola.it
- Ilmessaggero.it






