Precario con quattro figli: 1.050 euro di stipendio, 450 di benzina

Un supplente 33enne della Puglia, al sesto anno di precariato e in attesa del quarto figlio, comincerà l'anno scolastico con due supplenze in due alberghieri di Trani e Canosa, a circa 40 chilometri di distanza. Lo stipendio è di 1.050 euro netti al mese: gli spostamenti ne assorbono quasi la metà. È la misura più concreta della distanza tra gli slogan sulla natalità e la contabilità di una famiglia numerosa. Qui non conta solo il numero dei chilometri, ma il fatto che quei chilometri siano imposti dalla geografia delle supplenze: la distanza non è una scelta abitativa, è una variabile dell'incarico.

I conti dello spostamento

Il diesel è stabilmente sopra i 2,15 euro al litro. Sei litri al giorno per quattro giorni a settimana fanno oltre 200 euro al mese di carburante. Il calcolo, dichiarato, è questo: 6 litri × 4 giorni = 24 litri a settimana; su quattro settimane, 96 litri; a 2,15 euro al litro, 206,40 euro. È il carburante puro. Sommando usura, tagliandi, gomme e assicurazione sugli 800 chilometri percorsi mensilmente per lavoro, la spesa arriva a circa 450 euro. Il calcolo è immediato: 450 su 1.050 significa che il 42,9% dello stipendio se ne va prima di toccare il resto. Restano poco più di 600 euro per cinque persone, fra pochi mesi sei. Se si divide quel residuo, sono circa 120 euro a persona oggi e circa 100 euro a persona quando arriverà il quarto figlio. "La distanza tra quello che si dice e quello che si vive è enorme".

Qui emerge anche una differenza di perimetro nella fonte: il titolo parla di 200 euro spesi in benzina, mentre il racconto completo arriva a circa 450 euro. Non è una contraddizione: 200 euro è il gasolio; 450 euro è il costo complessivo del pendolarismo, che include anche usura, tagliandi, gomme e assicurazione. È il passaggio che trasforma un rincaro del carburante in una trattenuta fissa sullo stipendio.

Aula scolastica italiana moderna con vista sulla strada rurale: simbolo della distanza quotidiana dei docenti precari
Un'aula scolastica racconta la realtà dei docenti precari: la distanza quotidiana che impoverisce lo stipendio.

La richiesta di un'indennità di sede

Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il nodo è strutturale: "Nel contratto dei metalmeccanici è prevista una diaria per chi lavora lontano da casa; nella scuola invece, nonostante l'alto numero di precari e pendolari che si spostano dal Sud al Nord, non c'è ancora una misura strutturale". Da qui la richiesta di risorse ad hoc dal Ministero dell'Economia, dopo l'allarme lanciato in primavera su un possibile ricorso alla didattica a distanza per contenere i costi energetici.

Il confronto tra i due regimi contrattuali è il cuore analitico: dove esiste una diaria, il costo di lavorare lontano è riconosciuto; dove non esiste, resta interamente a carico del netto. Applicato ai numeri di questa storia, significa che i 450 euro mensili non sono una voce rimborsabile, ma una riduzione secca della disponibilità. Per un precario, la differenza è tra accettare un incarico e poterne sostenere i costi.

Cosa cambia per chi insegna fuori sede

I 200 euro di gasolio, da soli, valgono il 19% dello stipendio: quasi un quinto della busta paga consumato per raggiungere il posto di lavoro. Il calcolo è 200 ÷ 1.050 = 19,05%, arrotondato al 19%. Senza un'indennità di sede, la distanza tra i due istituti diventa una trattenuta fissa, che colpisce i precari due volte: sul reddito e sulla libertà di accettare l'incarico.

Il collegamento tra i dati lo rende più chiaro: i 40 chilometri tra Trani e Canosa aiutano a leggere gli 800 chilometri mensili e i 6 litri al giorno. La distanza tra i due istituti è parte della geografia che produce quel costo. La somma di questi numeri spiega perché il caso non sia un'eccezione aneddotica, ma una contabilità ordinaria per chi insegna fuori sede. Per il lettore, la domanda concreta diventa: quanti incarichi lontani restano davvero sostenibili se oltre due quinti dello stipendio se ne vanno prima di arrivare in classe?

Fonti

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