La formazione del personale ATA finanziata con le risorse del PNRR rischia di trasformarsi in un cortocircuito organizzativo. In una nota diffusa oggi, 30 luglio 2026, la senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio ha definito «totalmente incapace» la pianificazione del Ministro Valditara e ha sposato le richieste avanzate dall’ANP per salvare gli interventi, denunciando un paradosso: «Impedire nei fatti la partecipazione del personale ATA, già stremato dai carichi di lavoro e da organici ridotti all’osso».
Il nodo critico è la sovrapposizione di più percorsi formativi destinati alla stessa platea, concentrati nello stesso ristretto arco temporale. Un accavallamento che, per la senatrice, produce uno spreco di fondi PNRR senza alcun reale accrescimento professionale. «Non basta sbandierare le risorse del PNRR – ha tuonato Aloisio – se poi le nostre scuole vengono lasciate sole a gestire il caos. Concentrare e sovrapporre più corsi significa un’unica cosa: disperdere finanziamenti preziosissimi».

Le tre richieste di ANP e M5S per evitare il fallimento
L’allarme prende corpo da tre correttivi, che ANP ha sottoposto al Ministro e che il M5S appoggia integralmente:
- Flessibilità reale alle scuole polo nella programmazione e riprogrammazione dei corsi, fino alla scadenza dei progetti;
- Snellimento drastico delle procedure di rimodulazione, per adattare l’offerta formativa alle esigenze effettive del personale;
- Estensione della partecipazione anche al personale che entrerà in servizio durante l’attuazione degli interventi, così da non escludere eventuali nuove assunzioni.
La senatrice ha parlato di «bagno di realtà che il Governo non può far finta di non vedere», chiedendo un’inversione di rotta immediata prima che le risorse già stanziate vengano assorbite da un impianto burocratico senza risultati.
Il cortocircuito non è solo politico: accavallare corsi sulla stessa platea in finestre temporali rigide, senza possibilità di adattamento, produce aule vuote e competenze mancate. Per un PNRR che punta sulla digitalizzazione anche del personale non docente, è una contraddizione che rischia di lasciare il segno.






