Con 22 voti favorevoli e 12 contrari, il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha approvato il 14 luglio 2026 lo schema di Regolamento che riscrive i programmi dei licei. Il testo — che entrerà in vigore in modo progressivo a partire dall’anno scolastico 2027/2028 — introduce l’intelligenza artificiale nel curricolo, ridisegna lo studio della filosofia e punta su una nuova idea di merito. Sul fronte opposto, la FLC CGIL ha votato contro e parla di «arretramento culturale e pedagogico».
Cosa chiede il CSPI: più attenzione al profilo dello studente e metodologie attive
Il parere approvato non si limita a un via libera. Il CSPI chiede di ripristinare il "Profilo dello studente" come sezione autonoma, oggi assorbito nei traguardi generali, per chiarire il rapporto con il PECUP e orientare meglio la progettazione delle scuole. Suggerisce inoltre di distinguere con nettezza tra conoscenze, abilità e competenze: un'eccessiva enfasi sulle sole conoscenze, avverte l'organo consultivo, rischia di favorire un insegnamento puramente trasmissivo.
Sul fronte metodologico, il Consiglio spinge per un apprendimento più attivo, con riferimenti più decisi alle esperienze laboratoriali e alla «curiositas» come motore dello studio. Le conoscenze disciplinari, si legge nel parere, andrebbero indicate a titolo esemplificativo, lasciando agli obiettivi di apprendimento il carattere prescrittivo.
L’adolescenza viene definita come la fase «delle cose che accadono per la prima volta», e il liceo come il luogo della costruzione della soggettività giovanile. Il CSPI raccomanda però di non idealizzare gli studenti: servono attenzione alle fragilità emotive, alle disuguaglianze socioculturali e ai bisogni educativi speciali.
Lo scontro politico-sindacale: la CGIL e l’accusa di arretramento
La FLC CGIL ha motivato il voto contrario con una critica radicale: il testo rappresenta un arretramento rispetto ai principi che negli ultimi decenni hanno guidato la scuola democratica e l’autonomia scolastica. Due i nodi principali.
Il primo è il metodo. Per il sindacato è mancato un confronto ampio con le scuole, il personale e la comunità educante: «Una revisione così profonda non può essere costruita senza un autentico processo di partecipazione».
Il secondo è la sostanza culturale. La declinazione del merito proposta — avverte la CGIL — rischia di alimentare logiche selettive e competitive, allontanandosi dal principio costituzionale dell’uguaglianza delle opportunità. L’apprendimento viene ricondotto prevalentemente alla trasmissione di un sapere già definito, mentre le metodologie attive, laboratoriali e cooperative restano marginali.

Il CSPI, dal canto suo, ha precisato che il merito va inteso come valorizzazione dei talenti personali, sempre bilanciato con l’equità, per prevenire interpretazioni selettive.
Le novità in classe: latino, IA, Manzoni e filosofia
Sul piano dei contenuti, il testo conferma alcune innovazioni e ne corregge altre. Sul latino, le traduzioni dovranno adottare strategie plurali e laboratoriali, avvicinandosi a esercizi di problem solving. L’intelligenza artificiale entra nel curricolo, con un approccio critico alla valutazione delle fonti e un collegamento con la matematica al quinto anno; il CSPI mette in guardia dal rischio di delega cognitiva agli strumenti digitali.
Sul fronte letterario, i Promessi Sposi restano vincolanti al secondo anno — un passo indietro rispetto alla bozza di aprile, che ne consentiva la sostituzione con testi più accessibili. La Divina Commedia sarà studiata anche al quinto anno, oltre che nel secondo biennio.
Per la filosofia, si prevedono due modalità complementari: un percorso storico dall’antichità all’idealismo tedesco nel secondo biennio, fino al Novecento nell’ultimo anno, affiancato da approfondimenti tematici su concetti come persona, libertà, separazione dei poteri, ma anche famiglia e proprietà privata, partendo dal dibattito della Costituente.
Il testo dedica spazio anche all’educazione al rispetto e al contrasto alla violenza contro le donne, con il CSPI che chiede di citare esplicitamente la Convenzione di Istanbul.
Il nodo editoriale e la formazione docenti
L’entrata in vigore progressiva — solo le prime classi dal 2027/2028 — riguarderà anche i libri di testo. Giorgio Riva, Presidente del Gruppo educativo dell’Associazione Italiana Editori, aveva parlato a maggio di «tempi molto compressi» e posto come condizione che il testo definitivo fosse pronto «al più tardi entro la seconda metà di giugno»: termine formalmente rispettato.
Quanto ai docenti, il Regolamento chiede «una rigorosa preparazione scientifica e culturale» e stabilisce che il docente «non si aggiorna, ma propriamente studia». A sostenere questa preparazione interverrà il Piano nazionale di formazione, introdotto dalla Legge 107/2015, che la prossima edizione dovrà recepire le nuove Indicazioni sia nei contenuti disciplinari sia nelle innovazioni metodologiche.
L’approvazione del CSPI segna un passaggio tecnico cruciale, ma lo scontro politico-culturale è tutt’altro che spento. La partita ora si sposta sulla capacità del Ministero di tradurre le indicazioni in pratiche didattiche senza schiacciare l’autonomia delle scuole — e senza ripetere l’errore, denunciato dalla CGIL, di calare la riforma dall’alto.






