Riforma tecnici, Flc Cgil vs MIM: la guerra dei numeri sullo sciopero

Il braccio di ferro sulla riforma degli istituti tecnici si sposta sui decimali della mobilitazione. La Flc Cgil accusa il Ministero dell’Istruzione di aver diffuso dati «fuorvianti» sullo sciopero del 7 maggio 2026, parlando di un «artificio» per diluire la protesta. Da Viale Trastevere la replica è secca: il vero accordo è stato firmato il 9 aprile con CISL, UIL, SNALS, GILDA e ANIEF, e i numeri confermano un’adesione contenuta.

1,78% o 6,1%: la battaglia sul calcolo

Il Ministero ha comunicato due percentuali: 1,78% di partecipazione sul totale dei docenti di ogni ordine e grado, e 6,1% tra i soli insegnanti dell’istruzione tecnica e professionale. La Flc Cgil attacca proprio il primo dato. «La percentuale di adesione dell’1,78% è calcolata sull’intero personale docente di tutti gli ordini di scuola, mentre lo sciopero che abbiamo proclamato riguardava solo gli istituti tecnici: un artificio che diluisce deliberatamente il dato per sminuirlo», scrive il sindacato in una nota.

La contestazione è metodologica: usare il totale dei docenti italiani per misurare uno sciopero settoriale, sostiene la sigla, avrebbe l’effetto di ridimensionare la reale portata della protesta.

Aula scolastica italiana con luce naturale e fascicoli contrapposti sulla cattedra, riforma istituti tecnici e scontro sui dati dello sciopero
Il Ministero e il sindacato si affrontano sui numeri della partecipazione allo sciopero dei docenti.

L’origine delle modifiche: merito della piazza o del tavolo sindacale?

Il secondo fronte riguarda la genesi degli aggiornamenti alla riforma presentati a luglio. Per la Flc Cgil, se le modifiche fossero state concordate ad aprile, il Ministero le avrebbe illustrate subito, non dopo le mobilitazioni di maggio e giugno. «Delle due l’una: o quelle criticità esistevano – ed erano esattamente quelle denunciate dalla mobilitazione – o gli aggiornamenti presentati sono inutili», annota il comunicato.

Il MIM risponde attribuendo le novità esclusivamente all’accordo di aprile con le cinque sigle che «hanno scelto, con atteggiamento costruttivo, di riporre fiducia nel dialogo e nel confronto, aderendo a una procedura conciliativa». E aggiunge: «sorprende constatare che la CGIL abbia espresso apprezzamento per il lavoro presentato dall’Amministrazione e se ne sia presa addirittura il merito».

Analisi: un conflitto che va oltre i decimali

Dietro lo scambio di accuse si confrontano due culture sindacali opposte. La Cgil misura la propria legittimazione sulla capacità di portare in piazza il dissenso, mentre il Ministero premia chi siede al tavolo e firma intese. I numeri stessi raccontano una forbice significativa: il 6,1% tra i docenti tecnici non è un successo di massa, ma testimonia un disagio specifico in quel segmento di scuola. La partita vera per i docenti, però, non si decide sulle percentuali di sciopero ma sulla tenuta di cattedre e organici. Se le correzioni introdotte (continuità didattica, stabilità delle cattedre) saranno percepite come efficaci, il merito conteso rischia di diventare un dettaglio.

Fonti

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