Il governo ha scelto la via della riforma strutturale, non della sperimentazione timida. Con l’approvazione definitiva dei decreti attuativi dell’AI Act, l’intelligenza artificiale entra nel sistema scolastico italiano accompagnata da uno stanziamento di 100 milioni di euro per la formazione dei docenti e da un ripensamento profondo dei programmi di studio. La decisione, maturata nel Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2026 (alcune fonti collocano la seduta il 5 agosto), segna il passaggio da una fase di dibattito a un’attuazione concreta.
Cosa prevede il decreto per la scuola
Il secondo decreto legislativo di adeguamento al Regolamento UE 2024/1689 disciplina l’utilizzo dell’IA nella formazione. Il testo interviene su più livelli: aggiornamento delle Indicazioni nazionali per il secondo ciclo, integrazione dell’IA generativa nei percorsi di studio, e inserimento del tema nell’Educazione civica con un’attenzione specifica ai profili etici e alla cittadinanza digitale.
Non si tratta solo di aggiungere una materia. Il decreto punta a rafforzare le competenze STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e a usare l’IA come strumento per innovare la didattica quotidiana. Parallelamente, nasceranno comitati tecnico-etici territoriali, organismi collegiali con compiti di indirizzo pedagogico, accompagnamento alle sperimentazioni e vigilanza sulla protezione dei dati personali. Il loro ruolo sarà cruciale anche per aggiornare i regolamenti di istituto e rendere l’uso dell’IA «sicuro e verificabile».
L’intervento non si ferma alla scuola dell’obbligo: le misure si estendono agli ITS Academy, all’istruzione superiore e alla formazione degli adulti, con percorsi di alfabetizzazione e riqualificazione professionale.

100 milioni per la formazione: il cuore della riforma
Lo stanziamento di 100 milioni di euro è destinato a un piano di formazione stabile per il personale scolastico. Il piano non è una tantum: l’obiettivo è fornire ai docenti le competenze per comprendere il funzionamento dei sistemi algoritmici, mitigare i rischi di errore e distorsione e promuovere un uso responsabile a tutela dei dati degli studenti.
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha definito il provvedimento una «promessa mantenuta». L’investimento non è fine a se stesso: serve a preparare il corpo docente a un cambiamento che modifica il modo di insegnare e di apprendere.
Oltre la didattica: benessere digitale e contrasto all’abuso dei social
Il decreto dedica un capitolo specifico alla prevenzione dei rischi legati all’abuso di social media e piattaforme digitali tra i minori. La scuola viene individuata come «presidio di prevenzione e benessere digitale», con l’obiettivo di combattere l’opacità algoritmica, il condizionamento dei minori e le dipendenze tecnologiche. Il coinvolgimento delle famiglie è esplicito: il benessere digitale diventa parte integrante del progetto educativo.
Le due date del Consiglio dei Ministri: un dettaglio temporale
C’è una lieve discrepanza tra le fonti: la maggior parte dei resoconti colloca la seduta del Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2026, mentre AI4Business riporta il 5 agosto. L’approvazione in esame definitivo è comunque avvenuta in quella finestra temporale, dopo l’esame preliminare del 10 giugno 2026.
Un cambio di paradigma per il sistema formativo
L’approvazione del decreto non è un semplice adeguamento normativo. Con questo provvedimento, lo Stato finanzia in modo massiccio la formazione dei docenti su una tecnologia che ridisegna i confini della conoscenza. I 100 milioni stanziati, uniti all’integrazione curricolare dell’IA generativa, spostano il sistema scolastico da una posizione difensiva a una di presidio attivo. Il successo dipenderà dalla capacità dei comitati tecnico-etici di tradurre le regole in pratiche quotidiane e dalla risposta dei docenti a un piano formativo che non ammette più deleghe.






