FMOF, firmato il CCNI definitivo: 847 milioni alle scuole. Ecco le priorità

La firma del Contratto Collettivo Integrativo Nazionale per il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa 2025/26 mette sul piatto 847,36 milioni di euro. Ma più del totale, conta come quei soldi verranno spesi: il 66% finisce dritto nel Fondo d’Istituto (FIS), mentre la partita sulla valorizzazione del personale si gioca per un quinto su criteri di complessità come la percentuale di alunni con disabilità, la presenza di studenti stranieri, il numero medio di alunni per classe e la collocazione in aree montane o piccole isole. Per docenti, ATA e DSGA il messaggio è chiaro: le risorse extra passeranno sempre di più da incarichi mirati e sedi difficili.

Come si dividono i fondi: FIS, valorizzazione e il peso della complessità

La quota maggiore, 559,5 milioni di euro, va al Fondo delle Istituzioni Scolastiche (FIS) e serve a finanziare attività curricolari, extracurricolari e formazione. Altri 130,7 milioni sono destinati alla valorizzazione del personale scolastico (l’ex bonus merito): l’80% è distribuito in base ai posti in organico di ogni scuola, mentre il restante 20% dipende da indicatori come la percentuale di alunni con disabilità, la presenza di studenti stranieri, il numero medio di alunni per classe e la collocazione in aree montane o piccole isole.

Il calcolo è immediato: dei 130,7 milioni, circa 26,1 milioni verranno assegnati pesando questi fattori di disagio, premiando le scuole che operano nei contesti più difficili.

Aula scolastica luminosa con banchi di legno e monete dorate sul banco dell'insegnante, simbolo dei fondi FMOF alle scuole
Il CCNI del FMOF assegna 847 milioni alle scuole, con la valorizzazione dei docenti legata a incarichi mirati e sedi difficili.

Le voci principali: dalle funzioni strumentali all’indennità per i DSGA

L’accordo stanzia 45,2 milioni per le funzioni strumentali al PTOF, distribuiti tra 7.565 istituti con un’attenzione particolare alle 8.694 sedi più complesse. Seguono 34,6 milioni per gli incarichi specifici ATA (assistenza alla disabilità, primo soccorso), 30 milioni per le ore eccedenti di supplenza e 29 milioni per la valorizzazione della professionalità docente e per incentivare la continuità didattica in zone disagiate, che includono al loro interno i 6 milioni di Agenda Sud e i 3 milioni per le piccole isole.

Per i DSGA, dopo la correzione tecnica della Ragioneria dello Stato, l’incremento dell’indennità di direzione ammonta a 6.726.215,99 euro e la parte variabile oscilla tra 715 e 1.342 euro annui lordi a seconda della tipologia di istituto.

Aree svantaggiate e personale: cosa cambia in busta paga

Le scuole con un indicatore di complessità socio‑economica e culturale pari o superiore al 44% — calcolato anche su fattori come il tasso di dispersione scolastica — si spartiranno 20 milioni di euro. Per gli assistenti tecnici del primo ciclo che ruotano su più plessi arriva un’indennità di disagio che va da 350 a 800 euro lordi dipendente (da 464 a 1.061 euro lordi Stato). I docenti delle piccole isole vedranno confermati 3 milioni di indennità, ripartiti in base agli studenti frequentanti.

Se il FIS resta la voce più corposa, il peso crescente dei criteri di complessità e degli incarichi specifici disegna un fondo sempre meno “a pioggia” e sempre più legato a risultati e contesti. Un meccanismo che fa dipendere una fetta significativa delle risorse (almeno 26 milioni solo dalla valorizzazione) da parametri oggettivi di difficoltà scolastica.

Fonti

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