A settembre 2026 le classi prime degli istituti tecnici italiani entreranno in un ordinamento completamente rivisto – ma lo faranno mentre un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica tenta di bloccarlo. La riforma, prevista dal decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 e legata agli impegni del PNRR, punta su laboratori, autonomia scolastica e stage per i docenti. Eppure famiglie, collegi docenti e consigli regionali la contestano su più fronti: quadri orari ridotti, discipline umanistiche e scientifiche sacrificate, iscrizioni già concluse quando il nuovo assetto è stato svelato.
Cosa cambia davvero: stage agli insegnanti e più laboratori
La riforma introduce per la prima volta la possibilità per i docenti tecnici e tecnico-pratici di svolgere stage formativi in azienda senza oneri per la scuola. «Per la prima volta si introduce la possibilità di far fare gli stage, l’alternanza anche agli insegnanti», ha spiegato il dirigente scolastico Maurizio Chiappa alla diretta della Tecnica risponde live. Accanto a questo, il nuovo ordinamento abbandona le opzioni e conserva due grandi settori – economico (finanza e marketing, turismo) e tecnologico-ambientale – mentre le discipline tecniche entrano già dal primo anno, superando di fatto il biennio comune orientativo.
Ogni istituto gestirà una quota di curricolo dedicata alla flessibilità: nel primo biennio essa ammonta a 66 ore annue (circa 2 ore settimanali), mentre nel quinto anno il margine di flessibilità cresce ulteriormente (fino a 7 ore settimanali per 231 ore annue), permettendo di adattare l’offerta formativa alle esigenze del territorio. L’obiettivo è rafforzare il cosiddetto modello 4+2: quattro anni di tecnico più due negli ITS Academy per chi vuole un canale diretto verso il lavoro. Il quinquennio ordinario resta, ma il quinto anno scende da 1056 a 990 ore annue, con 462 ore di area generale e 528 di indirizzo.
Il nodo del quadro orario e il taglio alla geografia
Proprio la rimodulazione oraria è il punto più contestato. Nel territorio marchigiano la riduzione complessiva tocca 627 ore di lezione in cinque anni, come ha denunciato Marta Ruggeri (M5S) in un’interrogazione regionale. A perdere più spazio sono geografia, lingue straniere, scienze sperimentali e materie STEM. Un segnale che, secondo i critici, depotenzia la formazione generale proprio mentre si anticipa la scelta dell’indirizzo al primo anno.

I nuovi quadri orari – 1056 ore annue (circa 32 ore settimanali) per primo e secondo biennio, 990 (circa 30 ore settimanali) per il quinto anno – sono stati pubblicati quando le iscrizioni per il 2026/2027 erano già chiuse. «Le famiglie hanno scelto una scuola che da settembre non esisterà più», spiegano i promotori del ricorso, assistiti dall’ufficio legale nazionale della FLC Cgil.
Ricorso al Quirinale e consigli regionali contro la riforma
Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica depositato da un gruppo di genitori con il patrocinio FLC Cgil apre un fronte legale accanto a quello politico. L’iniziativa è partita dalla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, nata a marzo 2026 e già attiva in diverse città. Oltre al ricorso, la Rete denuncia la mancanza di trasparenza sui nuovi Piani triennali dell’offerta formativa e sul rischio esuberi per i docenti. In parallelo, il Consiglio regionale della Liguria ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiede alla Regione di farsi portavoce delle criticità in Conferenza Stato-Regioni.
«L’innovazione non può declinarsi nella rinuncia alla qualità e completezza della formazione, né nella riduzione del ruolo educativo della scuola pubblica», ha sintetizzato la consigliera regionale ligure Carola Baruzzo (PD), che ha promosso il documento. Le opposizioni marchigiane incalzano con atti ispettivi, mentre la Rete valuta un successivo ricorso al Tar per tutelare il personale.
Le due velocità di una riforma senza finanziamenti dedicati
Il cuore del problema, più ancora delle modifiche orarie, è la divaricazione fra gli obiettivi dichiarati e gli strumenti reali. «Manca qualsiasi finanziamento», ha osservato l’ex dirigente scolastico Egidio Pagano nella stessa diretta, ricordando che le scuole dovranno attingere a fondi straordinari erogati di volta in volta. L’assenza di risorse certe si scontra con l’ambizione di potenziare laboratori, compresenze e patti territoriali 4.0.
La riforma andrà a regime progressivamente: solo le prime classi del 2026/2027 seguiranno il nuovo ordinamento, mentre le classi successive restano invariate. Un’entrata in vigore progressiva che, da sola, però non scioglie il nodo della legittimità di un provvedimento calato su iscrizioni già formalizzate.
Fonti
- Giornale La Voce
- Notizie Scuola
- ToscanaOggi
- Città della Spezia
- News Istruzione
- Corriere Adriatico
- Notizie Scuola



