Medicina, il paradosso del 2026: aule piene e reparti vuoti

Le iscrizioni non sono il problema. Al corso di laurea in Medicine and Surgery della Claudiana di Bolzano 426 candidati si sono contesi 60 posti; in Russia oltre 591.000 domande si sono concentrate sui posti finanziati dallo Stato. Poi c'è l'altra faccia: in Lombardia i medici di famiglia scioperano contro le 6 ore settimanali obbligatorie nelle Case di Comunità e il 65,4% degli internisti intervistati nel 2026 dichiara di aver vissuto almeno una volta una condizione di burnout. La crisi della medicina si misura oggi sul lavoro, non sulle vocazioni.

Bolzano: 7,1 candidati per ogni posto disponibile

Il corso di laurea in Medicine and Surgery di Bolzano conta 174 iscritti complessivi, di cui 53 altoatesini, e per il 2026/2027 ha bandito 60 posti: 50 per la quota UE e 10 per la non UE. Sui 426 candidati totali il rapporto è di circa 7,1 candidati per posto; separando le quote, per i 10 posti non UE si sono presentate 125 persone, ovvero 12,5 per posto.

Dei 77 docenti che insegnano 133 discipline, 17 arrivano dall'Azienda sanitaria dell'Alto Adige. La Provincia investe nel corso circa 992.000 euro all'anno. «Chi oggi studia medicina contribuisce a plasmare l'assistenza sanitaria di domani», commenta l'assessore alla Prevenzione sanitaria e Salute Hubert Messner.

Lombardia, la protesta si sposta sulle Case di Comunità

La Libera Associazione Medicina Generale contesta lo stralcio dell'Accordo Collettivo Nazionale del 23 giugno 2026 sul funzionamento delle Case di Comunità, sottoscritto da FIMMG e FMT: la norma impone a tutti i professionisti 6 ore settimanali di presenza nelle strutture, indipendentemente dal numero di pazienti assistiti. Per l'associazione è un «surplus lavorativo insostenibile» che «sottrae il tempo per i pazienti e la tenuta della medicina del territorio».

La mobilitazione è culminata il 15 settembre con una manifestazione in piazza Duca d'Aosta a Milano e uno sciopero nazionale dei medici di medicina generale nelle giornate del 15 e 16 settembre. In Regione Lombardia è stata depositata una lettera con 1.100 firme di medici di famiglia lombardi.

Aula universitaria moderna di medicina con file di banchi ordinati, simbolo del paradosso tra vocazioni e mancanza di posti di lavoro
Nonostante le aule piene di candidati, il paradosso della medicina italiana rimane: carenza di posti di lavoro nei reparti.

FADOI: il 65,4% degli internisti ha vissuto il burnout

Nelle rilevazioni di FADOI citate dal presidente nazionale Andrea Montagnani, il 65,4% degli internisti intervistati nel 2026 ha dichiarato di aver vissuto almeno una volta una condizione di burnout; oltre un medico su quattro pensa al pensionamento anticipato e circa uno su cinque valuta il passaggio al privato. Il 61,5% indica come priorità la riclassificazione delle Medicine Interne a medio-alta intensità di cura, il 57,2% l'assunzione di nuovo personale medico e infermieristico. Il contesto: il 60% dei ricoveri in area medica riguarda persone con più di 75 anni e oltre il 70% presenta almeno tre patologie croniche concomitanti.

Russia: 1.500 specializzazioni vuote nonostante 19 candidati per posto

Le principali università di medicina russe hanno lasciato scoperti circa 1.500 posti di specializzazione — 289 alla Pirogov di Mosca, 211 alla Sechenov — in aree come anestesiologia, terapia intensiva, chirurgia e oncologia. Le nuove regole in vigore dal 1° marzo assegnano su base mirata i posti finanziati dallo Stato: gli studenti firmano in anticipo un contratto con il futuro datore di lavoro e si impegnano a lavorare da un anno e mezzo a tre anni in strutture dell'assicurazione medica obbligatoria. Chi non rispetta le condizioni rimborsa il costo della formazione, pagherebbe una multa pari al doppio e dovrebbe restituire le borse di studio.

Le domande però non mancano: oltre 591.000, il 26% in più dell'anno precedente, con una media di 19 candidati per posto. Dividendo il totale delle domande per quella media si ottengono circa 31.100 posti finanziati: i 1.500 rimasti vuoti valgono quindi intorno al 5% dell'offerta. Le carenze si concentrano in Siberia — 77% del territorio russo, circa 36 milioni di abitanti, inverni sotto i -40 °C — e in Estremo Oriente, dove in Kamchatka i medici raccontano di coprire più reparti contemporaneamente.

Il collo di bottiglia non è l'ingresso, è il lavoro

Messi in fila, i dati dicono che la domanda di formazione medica resta altissima mentre le frizioni si concentrano a valle. In Lombardia la protesta non riguarda lo stipendio ma l'obbligo di presenza; in Russia non mancano gli aspiranti medici, manca la disponibilità ad accettare l'incarico assegnato; sul fronte internistico la richiesta è di reparti classificati secondo l'intensità di cura reale e di nuovo personale.

Per chi si iscrive oggi a medicina, la decisione che pesa non è più solo la facoltà: è il luogo e il modo in cui si lavorerà. Il test dei prossimi anni non sarà sui test d'ingresso, ma sulla capacità del sistema di rendere sostenibile il lavoro che quei candidati dovranno fare.

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