Solo il 63% degli alunni di quinta elementare raggiunge la sufficienza in matematica. Nel 2019 era il 72%. Il Rapporto INVALSI 2026 fotografa un arretramento di 8-10 punti percentuali nella scuola primaria, un tempo il segmento più solido del sistema. Il calo non ha una spiegazione univoca, ma indica un assestamento verso il basso degli apprendimenti dopo la pandemia, che preoccupa più del previsto perché colpisce proprio i più piccoli.
Matematica alle elementari: una frana senza rumore
I dati segnano una contrazione di circa 3 punti percentuali rispetto al 2025 in entrambi i gradi osservati. In seconda elementare la quota di chi raggiunge il livello base scende al 64% (dal 67% del 2025), in quinta al 63% (dal 66%). Tradotto: poco più di un terzo dei bambini non padroneggia le competenze logico-matematiche minime. Un arretramento tanto più vistoso se confrontato con i livelli pre‑Covid, quando oltre il 70% superava la soglia.
Il presidente dell’INVALSI Roberto Ricci non nasconde l’imbarazzo interpretativo: «È come se il sistema si fosse assestato più in basso. Succede anche in altri Paesi, dalla Francia alla Scandinavia, ma non abbiamo una spiegazione». E aggiunge: «Dobbiamo porre attenzione a questo fenomeno. È difficile farlo risalire a una sola causa».
Italiano e inglese: un andamento a due velocità
In italiano la primaria mostra maggiore tenuta, ma senza slanci. Gli alunni di quinta sufficienti sono il 73%, contro il 75% del 2019. Il calo c’è, ma è contenuto. Ben altra la fotografia per l’inglese: in quinta il 91% raggiunge il livello A1 nella lettura e l’85% nell’ascolto. L’esposizione precoce alla lingua sembra funzionare, anche se l’inglese da solo non può compensare la fragilità in matematica.

Perché la primaria sta perdendo colpi?
Il Rapporto accenna a un cambiamento della popolazione studentesca, determinato da trasformazioni demografiche, sociali e culturali. Ricci ipotizza che dopo lo shock pandemico i livelli si siano riassestati più in basso, ma senza un’unica causa identificabile. Tra le ipotesi possibili ci sono la didattica non ancora ricalibrata sui nuovi bisogni degli alunni e l’invecchiamento del corpo docente, ma l’INVALSI si limita a registrarli come fattori di contesto, non come spiegazioni certe.
Non solo allarme: dispersione in calo e superiori in recupero
Il Rapporto offre anche segnali positivi. La dispersione scolastica esplicita potrebbe scendere al 7,3% nel 2026 (dall’8,2% del 2025), ben sotto il traguardo Ue del 9% entro il 2030. Il ministro Giuseppe Valditara ha rivendicato «520mila ragazzi recuperati dal 2022 a oggi, tolti dalla strada e dal lavoro nero». La dispersione implicita (studenti che si diplomano senza competenze di base) cala dal 8,7% al 6,3%, valore più basso mai registrato, e le eccellenze salgono al 13,1%.
Alle superiori la matematica torna sopra la soglia psicologica del 50% (dal 49% al 52% in quinta), con il Mezzogiorno che recupera: il Sud passa dal 40% al 45%, le Isole dal 38% al 41%. Restano sacche drammatiche, come la Sardegna, dove quasi il 70% dei diplomati non raggiunge il livello base in matematica.
Il vero rompicapo resta la primaria. Per anni è stata il punto di forza della scuola italiana. Oggi mostra le crepe più profonde, e senza interventi didattici mirati il divario rischia di cristallizzarsi prima ancora che i bambini entrino alle medie.
Fonti
- Invalsi 2026, allarme elementari
- Tg24.sky.it
- Tecnicadellascuola.it
- Ilfattoquotidiano.it
- Orizzontescuola.it
- Tecnicadellascuola.it
- Newsistruzione.it
- I bambini italiani? Non conoscono la matematica



