Con gli scrutini di giugno in corso, l'allarme degli esperti di diritto scolastico si rinnova: i docenti si trovano compressi tra i ricorsi delle famiglie e i procedimenti disciplinari avviati dai dirigenti. Una dinamica che l'avvocato Dino Caudullo, presidente di Sidels e specialista di diritto scolastico, ha definito «tempesta perfetta» — e che affonda radici in un cambiamento sociale consolidatosi nell'ultimo ventennio.
Vent'anni di contenzioso scolastico in crescita
«Il contenzioso nel mondo della scuola è ormai un tema costante: negli ultimi vent'anni è diventato un elemento caratterizzante del rapporto di lavoro del personale scolastico», ha dichiarato Caudullo a Scuola Talk, il format di approfondimento de La Tecnica della Scuola. La fase della valutazione — in corso d'anno, agli scrutini finali o agli esami — è diventata il momento più critico, con le famiglie che mettono sempre più in discussione il giudizio di merito degli insegnanti.
Alla base c'è una frattura culturale. «Non c'è più il rispetto per la figura di riferimento del docente che esisteva venti o trent'anni fa. Oggi gli alunni si sentono quasi in diritto di criticare, anche in modo violento, il legittimo lavoro dell'insegnante», ha aggiunto il legale. Reazioni violente per un voto sfociate in conseguenze penali o disciplinari rientrano in un «fenomeno sociale» in cui, secondo Caudullo, gli equilibri tra famiglie, alunni e corpo docente sono «cambiati totalmente».
Quando il dirigente apre un procedimento disciplinare
La «tempesta perfetta» prende forma quando, oltre ai ricorsi delle famiglie, interviene anche il dirigente scolastico con un procedimento disciplinare verso lo stesso docente. Caudullo ha commentato un caso emblematico: un insegnante che aveva assegnato un voto «3» a studenti assenti a una verifica, con la dirigente che ha aperto un procedimento nei suoi confronti.

«In una situazione del genere si crea la 'tempesta perfetta': da un lato le lamentele della famiglia dell'alunno, dall'altro l'apertura di un procedimento disciplinare da parte del dirigente verso il docente che, a sua volta, tenderà a difendersi». L'insegnante si trova così costretto a difendersi su due fronti in contemporanea.
Alunni con disabilità e il limite legale dell'empatia
I ricorsi si concentrano in modo particolare sugli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. Le famiglie contestano adempimenti documentali come il PEI (Piano Educativo Individualizzato) e il PDP (Piano Didattico Personalizzato), accusando i docenti di non aver seguito correttamente i percorsi normativi previsti.
Qui emerge una distinzione giuridica cruciale: i protocolli sono esigibili per legge, l'empatia no. «Spesso le famiglie lamentano un approccio poco empatico da parte di alcuni docenti. Se dal punto di vista legale si può pretendere che la scuola segua i protocolli, non si può invece pretendere per legge un approccio umano ed empatico, che è una caratteristica soggettiva del docente», ha precisato Caudullo.
Il nodo giuridico è che nessuna norma può imporre l'empatia: tra ciò che i genitori si aspettano e ciò che la legge può esigere esiste uno scarto strutturale che nessun ricorso riesce a colmare.
Fonti
- Ricorsi, genitori vs docenti. L'avvocato: "Non si può pretendere per legge un approccio umano ed empatico dei docenti" – Tecnica della Scuola
- Docenti tra ricorsi e procedimenti disciplinari – Gilda Venezia
- Docenti stretti nella morsa di ricorsi dei genitori e procedimenti disciplinari dei dirigenti: il legale parla di "tempesta perfetta" – Tecnica della Scuola





