L’Università di Palermo inaugura un nuovo data center, a Torino debutta Naya, un chatbot di supporto psicologico basato sull’intelligenza artificiale, e il ministro Giuseppe Valditara invita a ridurre l’uso dei tablet in classe per tornare a grammatica e scrittura a mano. La scuola italiana si muove tra spinte tecnologiche opposte mentre i dati del Rapporto INVALSI 2026 mostrano un sistema più inclusivo ma con fragilità ancora aperte sulle competenze di base.
Il data center di Palermo e il chatbot per la Generazione Z
Due segnali arrivano il 20 luglio 2026. L’Università di Palermo ha inaugurato il proprio data center, un investimento infrastrutturale che potenzia la ricerca e la didattica digitale dell’ateneo. Nello stesso giorno, da Torino arriva Naya, un chatbot che affianca gli psicologi online nel dialogo con la Gen Z, come riporta La Repubblica. L’assistente virtuale offre uno spazio di ascolto protetto ai più giovani, integrando l’intelligenza artificiale nei percorsi di benessere psicologico.

Valditara: “Più grammatica, meno tablet” (ma nessuna crociata)
Sul fronte opposto, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha espresso la necessità di riequilibrare l’uso della tecnologia in classe. L’invito, riportato da fonti ministeriali, è a privilegiare la scrittura a mano, la grammatica e il libro cartaceo, riservando il tablet a un ruolo di semplice supporto. Nessuna direttiva vincolante è stata emanata: resta in vigore il “Piano Scuola 4.0”, ma il dibattito pedagogico spinge verso una didattica in cui la discussione orale e la stesura manuale tornino centrali, soprattutto nei primi cicli.
INVALSI 2026: un sistema più inclusivo ma con lacune nelle basi
I numeri del Rapporto INVALSI 2026 offrono coordinate concrete. Il tasso di abbandono scolastico precoce è sceso dal 14,5% del 2018 all’8,2% del 2025, con una stima di 7,3% per il 2026 – già sotto il target europeo del 9% fissato per il 2030. La quota di giovani che completano il percorso è passata dall’86,5% al 92,7%, pari a circa 520.000 studenti in più trattenuti nel sistema. Lo stesso rapporto segnala però che la percentuale di allievi sotto il livello base in italiano e matematica rimane elevata. L’effetto è in parte fisiologico: includere chi prima avrebbe abbandonato modifica la composizione della popolazione scolastica e può abbassare le medie, senza che la qualità dell’insegnamento sia peggiorata.
La riduzione dell’abbandono in sette anni è vicina al 50% – racconta una scuola capace di trattenere di più. In questo quadro, l’arrivo di strumenti come Naya e la costruzione di data center accademici segnano un’accelerazione tecnologica che convive con il richiamo alle competenze fondamentali. Il rischio, altrimenti, è un sistema che offre connessioni ultraveloci e assistenti virtuali ma non la capacità di leggere un testo lungo.



