Il termometro ha superato i 35°C nelle aule di fine giugno e il Comune di Prato ha reagito: dal 29 giugno 2026 nidi e scuole dell'infanzia comunali chiudono con uscita anticipata tra le 13 e le 14. A Milano, 3.846 famiglie hanno firmato una petizione al Comune chiedendo interventi strutturali. Sullo sfondo, una realtà che accomuna tutto il paese: in oltre il 90% degli istituti scolastici italiani mancano condizionatori adeguati.
A Prato uscita anticipata fino al 3 luglio
I monitoraggi negli edifici scolastici pratesi hanno registrato temperature superiori ai valori ritenuti adeguati, soprattutto nelle ore pomeridiane, nonostante l'impiego di condizionatori portatili e sistemi di raffrescamento. Le previsioni del Consorzio Lamma indicavano un ulteriore aumento della colonnina di mercurio.
Il provvedimento si articola così:
- Scuole dell'infanzia comunali: uscita tra le 13 e le 14 dal 29 al 30 giugno (ultimo giorno di calendario)
- Nidi d'infanzia comunali: stesso orario dal 29 giugno al 3 luglio; le famiglie pagheranno le tariffe previste per il servizio a tempo corto
Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief, ha condiviso la misura pur denunciando i ritardi strutturali: «Non si può arrivare a sentirsi male a scuola per il caldo e la mancanza di interventi preventivi adeguati e strutturali, come l'installazione dei condizionatori che invece latitano in oltre il 90% degli istituti». Il sindacato si è anche detto «pronto a diffidare le istituzioni» che non agissero per tutelare la salute di alunni e personale.

Il calendario sfasato: tre settimane che diventano un problema di salute
Le scuole dell'infanzia terminano il 30 giugno, circa tre settimane dopo le scuole primarie e secondarie che chiudono nella prima metà del mese. Questa asimmetria — giustificata in passato dalle funzioni sociali del servizio — oggi espone bambini da zero a sei anni ai picchi di caldo più intensi dell'anno.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), guidato da Romano Pesavento, ha chiesto al Ministero dell'Istruzione e del Merito, al Ministero della Salute e alle Regioni l'apertura di un tavolo di confronto nazionale per uniformare la data di fine lezioni, salvaguardando il monte ore annuale stabilito dalla legge. Pesavento ha precisato che «adeguare l'organizzazione del servizio educativo non significa ridurne la qualità né comprimere i diritti delle famiglie».
La protesta è nazionale: da Milano a Reggio Emilia
A Milano la petizione ha già superato 3.846 firme — quasi quattro volte la soglia di 1.000 che obbliga il Comune a rispondere. I genitori denunciano una «criticità strutturale e prevedibile», con interventi definiti «temporanei e inefficaci» e i costi pratici della situazione trasferiti alle famiglie. La Fp Cgil Milano ha richiesto verifiche ispettive richiamando l'ordinanza regionale del 10 giugno 2026, che raccomanda la sospensione delle attività negli ambienti chiusi non climatizzati nei casi più gravi. Giovanni Molisse, segretario della Fp Cgil Milano, è netto: «Il caldo estremo non è più un episodio occasionale. Molte sedi non sono attrezzate per affrontarlo e non possono continuare a funzionare senza interventi strutturali».
A Reggio Emilia, il coordinamento cittadino di Forza Italia ha chiesto «una ricognizione tecnica di tutti i plessi comunali, la pubblicazione dei dati e un piano di intervento con risorse certe, priorità definite e scadenze vincolanti». Roberto Malzone, segretario generale della Cisl Scuola Toscana, ha ricordato che la scuola «continua a vivere anche durante l'estate»: oltre alle materne aperte, si svolgono gli esami di stato del primo e secondo ciclo in edifici spesso privi di adeguate condizioni microclimatiche.
La misura di Prato copre solo due giorni per le materne e cinque giorni per i nidi (dal 29 giugno al 3 luglio): efficace nell'immediato, ma non cambia nulla sul lungo periodo. Con il 90% delle scuole ancora senza climatizzazione adeguata e un calendario che mantiene i più piccoli in aula fino al 30 giugno ogni anno, le chiusure d'emergenza resteranno l'unica risposta disponibile — fino a quando le istituzioni non decideranno se intervenire sugli edifici o sui calendari.
Fonti
- Orizzonte Scuola
- Orizzonte Scuola
- Orizzonte Scuola
- FP CGIL Lombardia
- Piana Notizie
- MilanoToday
- Stampa Reggiana





