Con 106 voti favorevoli e 62 contrari il Senato ha convertito oggi in legge il decreto Piano Casa. Per insegnanti, personale ATA e studenti fuori sede è la fine di un paradosso: redditi da lavoro che nelle grandi città ingoiano fino al 63% dello stipendio in affitto o mutuo, ma troppo alti per accedere a una casa popolare. Il provvedimento punta a restituire margine economico a chi la premier Meloni ha definito la «zona grigia»: chi lavora, paga le tasse e finora era escluso da ogni tutela abitativa.
Un tetto a prezzo politico per chi lavora nella scuola
Lo sconto minimo garantito su affitto o acquisto è del 33% rispetto ai valori di mercato. Nel caso concreto citato dalla presidente del Consiglio, un insegnante con 1.700 euro netti al mese che a Milano spende oltre 1.000 euro per un bilocale vedrà il canone o la rata scendere di almeno 350 euro mensili, con un risparmio annuale di 4.200 euro.
Il meccanismo si regge su tre gambe: recupero in 12 mesi di 60mila alloggi pubblici oggi vuoti o inagibili, un fondo da 970 milioni in 5 anni per la riqualificazione e il coinvolgimento dei privati, obbligati a destinare almeno il 70% dei nuovi interventi a edilizia convenzionata. Per chi affitta da Invimit è prevista anche la formula del rent to buy: una quota del canone diventa anticipo per l’eventuale acquisto futuro.

Studenti fuori sede: 8,5 milioni per le spese di locazione
Il Piano Casa destina 8,5 milioni di euro nel 2026 al fondo per gli affitti degli studenti. Possono accedere i nuclei con ISEE fino a 20mila euro, purché non già beneficiari di altri contributi pubblici per l’alloggio. Il ministro Valditara ha inoltre rilanciato l’idea di foresterie nelle nuove scuole per i docenti fuori sede.
Un aumento di fatto del potere d’acquisto
Il Piano non modifica gli stipendi, ma ne cambia l’effetto reale. Prendendo i numeri forniti dalla premier – 1.700 euro netti e un risparmio di 350 euro – l’incidenza dell’abitazione sul reddito disponibile si riduce di oltre 20 punti percentuali. Per un assistente amministrativo o un collaboratore scolastico che percepisce meno di un docente, l’impatto proporzionale può essere ancora maggiore.
La vera partita ora è sui tempi: il governo parla di 12 mesi per i primi 60mila alloggi popolari recuperati. Se la macchina amministrativa regge, il Piano Casa rischia di diventare il più importante intervento indiretto sul trattamento economico del personale scolastico degli ultimi dieci anni.






