Participio Passato di Splendere: Qual’è e come si Coniuga il verbo Splendere

Il verbo splendere è usato in molti contesti che sottolineano la bellezza ed è l’ideale nei momenti romantici e particolarmente toccanti. Si tratta di un verbo importante quindi, con il quale esternare le proprie emozioni coinvolgendo l’interlocutore; per questa ragione sarebbe opportuno coniugarlo senza commettere imbarazzanti errori che lo priverebbero del suo fascino in pochi istanti. Veniamo al sodo: il participio passato del verbo splendere è ‘splenduto’; il perché lo vediamo insieme.

I verbi difettivi

Il verbo splendere insieme a molti altri verbi della lingua italiana è detto difettivo; sono detti difettivi i verbi che non possono essere declinati in tutti i modi e tempi verbali della lingua italiana, particolarmente nel participio passato.  Un esempio di altri verbi difettivi sono soccombere, divergere e concernere.

Ma allora perché affermare che splendere ha il participio passato in splenduto? La storia sembra confermare che alcuni esperti di linguaggio abbiano deciso che l’inelegante fonetica che contraddistingue il participio passato di alcune forme verbali debba prevalere sulla questione puramente tecnica, che confermerebbe la correttezza di ‘splenduto’.In pratica diventa decisamente meglio sostituire questa declinazione con una frase accessoria: per esempio; oggi le stelle sono splendenti come non hanno mai splenduto, diventa: oggi le stelle sono splendenti come non lo sono mai state.

Forme verbali e participio passato

Il problema più grande dei verbi difettivi risiede nel fatto che il participio passato viene sempre usato nel tempo passato e trapassato di tutti i modi verbali. Prendendo ad esempio l’imperfetto del verbo splendere nel modo indicativo, leggiamo alla prima persona: ‘io splendevo’. Al tempo trapassato prossimo si dovrebbe scrivere la forma estesa ‘io avevo splenduto’. Per le caratteristiche già descritte di questo e altri verbi appartenenti alla lingua italiana, si preferisce omettere l’intera declinazione del verbo nei tempi che presuppongono l’uso del participio passato in tutti i modi verbali.

Lo stesso ragionamento si applica per esempio nel modo congiuntivo: se al tempo presente possiamo scrivere ‘che io splenda’, al tempo passato dovremmo scrivere ‘che io abbia splenduto’.
In poche parole l’uso di questo verbo difettivo consentirebbe dal punto di vista tecnico di poter scrivere ‘splenduto’, ma a causa della totale afonia dovuta all’uso del prefisso ‘uto’, è preferibile evitarne l’utilizzo e aggirare l’ostacolo attraverso l’uso di altre espressioni.

Cosa è meglio fare con i verbi difettivi

Considerata la situazione, è decisamente più facile non usare questo genere di participio passato, in quanto diventa difficile in sede scolastica discernere l’argomento.
L’Accademia della Crusca ha in ogni caso recentemente confermato il corretto uso del participio passato di alcuni verbi difettivi; si potrebbe quindi affermare che anche in sede scolastica si potrebbero usare con la certezza di non incorrere in errori grammaticali.

In tal senso, è necessario tenere presente che molti poeti e diversi scrittori hanno fatto e fanno tranquillamente uso di queste forme verbali già da moltissimi anni; chiaramente hanno potuto lavorare con una tolleranza decisamente migliore rispetto alle persone che si esprimono ogni giorno durante le loro discussioni.

Splento e spleso

In alcuni contesti è comparso un modo alternativo di individuare il participio passato del verbo splendere; l’uso di ‘splento’ e ‘spleso’ si fa trovare in diverse discussioni e qualche testo scritto. Il fatto è che è molto difficile trovarli in un libro o nei testi ufficiali. Questo perché se splenduto è grammaticalmente corretto, splento e spleso sono due autentici strafalcioni grammaticali decisamente da dimenticare.

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