MUR e formazione insegnanti: 11.937 posti disponibili, ma la distribuzione geografica non convince

Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha assegnato 11.937 posti per l'ammissione al corso di laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria per l'anno accademico 2026/2027. Lo stabilisce il Decreto Ministeriale 992 del 3 agosto 2026, che dà il via libera all'avvio dei corsi in tutti gli atenei autorizzati. La macchina organizzativa ora corre: il test nazionale di ammissione è già fissato per venerdì 11 settembre 2026.

I numeri sono importanti ma raccontano solo metà della storia. La distribuzione territoriale dei posti, denuncia la FLC CGIL, non tiene conto del reale fabbisogno del sistema scolastico. Si attivano più posti proprio dove le graduatorie sono già sature, mentre si resta al palo nelle regioni che da anni ricorrono sistematicamente a docenti privi del titolo di accesso. Un cortocircuito che il sindacato attribuisce al mancato coordinamento tra ministero e università nella programmazione dell'offerta formativa.

Come funziona il test di ammissione

La prova nazionale prevede 80 quesiti a scelta multipla da completare in 150 minuti, suddivisi in tre aree: competenza linguistica e ragionamento logico (40 quesiti), cultura letteraria, storico-sociale e geografica (20 quesiti) e cultura matematico-scientifica (20 quesiti). Ogni risposta esatta vale 1 punto; risposte sbagliate o omesse valgono 0 punti.

Aula di formazione insegnanti con banchi vuoti e lavagna, posti nei corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria
Un'aula vuota in attesa dei futuri insegnanti, dietro gli 11.937 posti c'è una distribuzione territoriale che non convince.

Dei quasi 12mila posti complessivi, 205 sono riservati a candidati provenienti da Paesi non UE residenti all'estero. Se la graduatoria dedicata non esaurisce i posti riservati, questi vengono automaticamente trasferiti ai candidati UE e non UE residenti in Italia.

Un meccanismo ulteriore riguarda i posti rimasti vacanti dopo l'esaurimento di tutte le graduatorie: le singole università possono assegnarli a candidati che hanno sostenuto il test in altre sedi, accogliendo le richieste in ordine di punteggio e includendo anche chi ha ottenuto meno di 55/80, fino a completo esaurimento dei posti.

Lo scarto tra posti assegnati e fabbisogno reale

Il dato che emerge dalle tabelle allegate al decreto è uno scollamento strutturale tra l'offerta formativa programmata e le necessità del sistema scolastico. Attivare più posti in regioni con graduatorie sature significa formare insegnanti destinati a lunghi periodi di precariato, mentre altrove si continua a fare lezione con personale non abilitato. La FLC CGIL parla esplicitamente di una distribuzione che «non risponde al fabbisogno reale».

Fonti

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