A poche settimane dalla definizione delle graduatorie permanenti ATA, la UIL Scuola rompe gli indugi e denuncia un’applicazione disomogenea dei criteri di valutazione del servizio pregresso. La lettera inviata al Ministero dell’Istruzione e del Merito dal segretario nazionale Paolo Pizzo non parla di semplici disguidi, ma di una prassi amministrativa consolidata che rischia di falsare l’ordine delle graduatorie su base provinciale. La posta in gioco è l’accesso ai contratti di supplenza per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
La discrepanza nel calcolo: data di invio contro data di scadenza
Il nodo della vertenza è più tecnico di quanto sembri. Alcuni Uffici Scolastici Territoriali calcolano il punteggio per gli anni di servizio maturati prendendo come riferimento la data di presentazione della domanda. Altri, correttamente secondo l’interpretazione del sindacato, conteggiano il servizio fino alla data di scadenza del bando. La differenza non è marginale: secondo la UIL Scuola, questo diverso computo può tradursi in un ingiusto svantaggio per i candidati, con ripercussioni sull’ordine di graduatoria.
Paolo Pizzo lo scrive senza giri di parole: “Non ci si trova di fronte a un mero errore interpretativo o a un caso isolato, bensì a una prassi amministrativa consolidata” in diversi territori.
Per un aspirante che ha inoltrato la domanda il primo giorno utile in una provincia che valuta solo fino alla data di invio, possono sfumare diverse settimane di servizio utile; un candidato con profilo identico in una provincia che rispetta la scadenza del bando accumula invece punteggio per l’intero periodo. In graduatorie affollate, anche poche frazioni di punto possono tradursi in decine di posizioni perse e nella mancata convocazione per le supplenze.

Cosa chiede la UIL Scuola al Ministero?
La richiesta del sindacato è un intervento urgente che ristabilisca uniformità su scala nazionale. Nello specifico, la UIL Scuola sollecita una nota di chiarimento da inviare a tutti gli Uffici Scolastici Regionali e agli Ambiti Territoriali, in cui si precisi senza ambiguità che il servizio va valutato con riferimento alla data di scadenza del bando. La lettera chiede anche una verifica approfondita delle prassi adottate dagli uffici periferici e, dove necessario, correzioni immediate.
La gravità della situazione è duplice. Da un lato, mina i principi di imparzialità e uguaglianza dell’azione amministrativa. Dall’altro, come evidenzia Pizzo, “la posizione di un aspirante in graduatoria non può dipendere dall’interpretazione adottata dal singolo Ambito Territoriale. Una procedura nazionale deve garantire criteri uniformi e uguali per tutti”.
Il silenzio degli uffici territoriali e il rischio contenziosi
Un dettaglio che emerge dalla denuncia sindacale è l’opacità di alcuni comportamenti amministrativi. Nella lettera si legge che segnalazioni analoghe sono arrivate da più territori, ma “non è stato possibile acquisire riscontri formali, poiché i relativi Ambiti Territoriali non hanno ritenuto di formalizzare per iscritto le motivazioni poste a fondamento delle proprie determinazioni”. Questo rifiuto di tracciare nero su bianco i criteri adottati non si limita a rendere più difficile il ricorso individuale: impedisce anche di mappare con precisione l’estensione del fenomeno. Senza atti ufficiali, non è possibile sapere in quante province sia in uso la prassi contestata né quali uffici abbiano già corretto spontaneamente il tiro, lasciando spazio a una gestione a macchia di leopardo che rischia di incancrenirsi proprio mentre le graduatorie vengono cristallizzate.
Questo alimenta il rischio di contenziosi, perché la frammentazione della procedura, pensata come unica a livello nazionale, si somma all’assenza di tracce formali che possano essere impugnate in modo omogeneo. L’intervento tempestivo del Ministero è quanto mai necessario per prevenire disparità di trattamento e l’insorgere di un contenzioso diffuso.






