Il Fondo di finanziamento ordinario 2026 porta alle università statali 9,415 miliardi di euro, 25,6 milioni in più rispetto al 2025 e un balzo del 26% sul 2019. La vera novità è il meccanismo con cui la ministra Bernini ha scongiurato i tagli: un paracadute che vieta a ogni ateneo di scendere sotto la cifra dell’anno scorso, mentre 31 atenei guadagnano risorse e 30 confermano l’assegno. A spingere la crescita sono i costi standard e la qualità della ricerca, non più la spesa storica.
Chi sale: Politecnico di Bari, Siena Stranieri e altri al +5%
Cinque atenei centrano il tetto massimo di incremento: Università per Stranieri di Siena, Politecnico di Bari, Università Politecnica delle Marche, Parthenope di Napoli e Università di Catanzaro. Subito dopo, il Politecnico di Torino segna un +4,40% e il Politecnico di Milano un +3,77%. Roma La Sapienza resta in vetta come finanziamento assoluto (555,1 milioni), ma la crescita premia realtà capaci di accelerare sulla ricerca.
Nel medio periodo (2019-2026) spiccano i balzi dell’Università di Ferrara (+60,2%), di Foggia (+58,6%) e di Bergamo (+48,9%). Ancora più netto l’aumento per le Scuole superiori: l’IUSS di Pavia guadagna il 214,3%, il Gran Sasso Science Institute il 90,3% e la Scuola IMT di Lucca il 78,6%.

Il meccanismo: costi standard, VQR e il paracadute
La ripartizione sposta il peso dalla spesa storica ai costi standard, che passano dal 36% al 38% del Fondo al netto degli interventi vincolati. La quota premiale sale a 2,54 miliardi. Di questa, il 60% dipende dalla nuova valutazione della qualità della ricerca (VQR 2020-24): un plafond da 1,524 miliardi, pari al 16,2% dell’intero FFO. Un euro su sei, in pratica, arriva in base ai risultati scientifici. Per evitare scossoni, il ministero ha fissato un aumento massimo del 5% e una soglia minima identica al 2025, grazie anche a 50 milioni reintegrati con il decreto Pa.
Scuola, aumenti di bilancio ma assorbiti dagli stipendi
Il bilancio del Ministero dell’Istruzione sale a 57.921,3 milioni (+959,8 milioni). L’analisi pubblicata dalla Tecnica della Scuola mostra però che l’incremento reale rispetto alla previsione assestata 2025 si ferma a circa 350 milioni; rispetto alla spesa di cassa 2025, invece, la spesa 2026 è sostanzialmente invariata, quasi interamente legata ai rinnovi contrattuali del personale. Per l’università, invece, i 25,6 milioni aggiuntivi non sono fagocitati dalle retribuzioni: «si traduce in più capacità di programmazione per gli atenei, più sostegno alla ricerca, qualità della didattica e maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti», ha detto la ministra Anna Maria Bernini.
La mappa del nuovo FFO
Non tutte le università crescono allo stesso ritmo. In Sicilia, Catania avanza dell’1,33% (183 milioni), Palermo dello 0,31% (224 milioni), mentre Messina resta ferma a 149,5 milioni. Il segnale per gli atenei è netto: chi investe in ricerca e contiene i costi standard può contare su risorse crescenti. Il paracadute evita perdite immediate, ma d’ora in poi il finanziamento ordinario seguirà la performance scientifica più che le rendite di posizione.





