Electrolux Cerreto d’Esi: 170 esuberi e 1.450 tagli nazionali

Il piano Electrolux che chiude lo stabilimento di Cerreto d'Esi concentra su un solo impianto dell'entroterra fabrianese una quota rilevante dei 1.450 esuberi nazionali, mentre i sindacati contestano la mancanza di una prospettiva industriale per il sito marchigiano. Il 15 settembre 2026, con stime oscillanti tra 700-800 e circa mille persone secondo le diverse fonti, un corteo ha sfilato da piazza Lippera ai cancelli della fabbrica per chiedere il ritiro del piano e la cancellazione della chiusura.

Cerreto d'Esi, 170 esuberi nel piano che chiude le cappe aspiranti

Lo stabilimento di Cerreto d'Esi — circa 170 dipendenti, produzione di cappe aspiranti da cucina — è il sito che Electrolux ha deciso di chiudere con il piano industriale annunciato l'11 maggio 2026. Gli esuberi previsti nel solo impianto marchigiano sono 170 da gennaio 2027, parte dei 1.450 indicati a livello nazionale tra Cerreto, Susegana, Porcia, Solaro e Forlì.

Il piano include anche il mancato rinnovo di 135 contratti a termine e l'aumento delle cadenze di linea fino a 140 pezzi all'ora, con richieste di superare gli accordi sindacali esistenti sull'organizzazione del lavoro e l'ipotesi di un unico turno continuato giornaliero.

Manifestazione nazionale: 250 lavoratori dal Veneto ai cancelli

La mobilitazione unitaria di Fim, Fiom e Uilm — con uno sciopero di 8 ore in tutti gli impianti del gruppo — ha portato a Cerreto d'Esi delegazioni da Lombardia, Veneto, Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Marche. Solo dal Veneto sono arrivate 250 metalmeccaniche e metalmeccanici. Il segretario nazionale Fim Cisl Massimiliano Nobis ha spiegato che «abbiamo svolto sette incontri, ma la trattativa non è ancora realmente partita» dal piano presentato l'11 maggio.

Interno di fabbrica con cappe aspiranti da cucina e strumenti di produzione, rappresentazione della crisi dello stabilimento
La chiusura dello stabilimento marchigiano colpisce 170 dipendenti e rappresenta la parte più significativa dei tagli nazionali.

Il sindaco di Cerreto d'Esi David Grillini ha riassunto lo stato d'animo del territorio: «Stiamo vivendo questo dramma da quattro o cinque mesi e tutti i tavoli al Ministero, tecnici e politici, ci hanno sostanzialmente riportato al punto di partenza». Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha chiesto «ancora una volta all'azienda di ritirare il piano industriale, cancellare la chiusura di questo stabilimento e procedere a un confronto». A fine giornata il Governo ha convocato per il 5 ottobre 2026 un nuovo tavolo al Mimit.

Esuberi Electrolux: le fonti divergono tra 1.400 e 1.450

Sul numero complessivo degli esuberi le fonti non concordano. La CISL Marche parla di 1.400 esuberi; Avvenire, la Fiom-Cgil e il Corriere Adriatico riportano 1.450. La differenza di 50 unità non è spiegata da nessuna delle fonti consultate.

Anche sulla partecipazione alla manifestazione le cifre differiscono: Il Resto del Carlino stima 700-800 persone, mentre il segretario nazionale Uilm Gianluca Ficco parla di «circa mille persone in piazza» e il Corriere Adriatico conferma il dato dei mille.

Il calcolo: 170 posti su 1.450 e il peso sull'entroterra

Sommando gli esuberi dichiarati per singolo stabilimento — 170 a Cerreto, 420 a Susegana (240 operai più 180 impiegati), 600 a Porcia e 90 a Solaro — si arriva a 1.280, circa 170 in meno rispetto ai 1.450 complessivi. La differenza non è attribuita dalle fonti a un sito specifico. Rispetto al totale nazionale, i 170 esuberi di Cerreto d'Esi pesano l'11,7%: una quota accettata su un solo impianto di un'area già segnata dalle crisi di Indelfab, Elica e Fedrigoni nello stesso decennio.

Per i lavoratori dello stabilimento di Cerreto, in gran parte donne e over 50 con competenze di produzione di alta gamma, la scadenza è fissata a gennaio 2027. Per il territorio la partita si gioca sul tavolo del 5 ottobre: se il piano non verrà ritirato, la chiusura travolgerà anche l'indotto e i servizi sociali dell'entroterra fabrianese.

Fonti

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