Il decreto scuola n.170 non è un pacchetto omogeneo. Le sue due mosse più pesanti — il tetto del 30% di studenti stranieri per classe e la trasformazione degli istituti tecnici in licei tecnologici — seguono calendari diversi e toccano platee diverse. Firmato da Sergio Mattarella e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre 2026, il provvedimento è in vigore dal 1° ottobre 2026 e ha ora 60 giorni per la conversione in legge, con la possibilità di modifiche durante l'esame parlamentare.
Tetto del 30%: le classi prime partono dal 2027/2028
Nelle classi prime di elementari, medie e superiori il limite del 30% di studenti stranieri si applica dall'anno scolastico 2027/2028. Il calcolo considera solo chi non ha un percorso di studi pregresso in Italia: alle elementari chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia; alle medie e alle superiori chi non ha completato almeno tre anni scolastici nel sistema italiano.
Per le iscrizioni in corso d'anno e per le classi successive alla prima la distribuzione equilibrata scatta prima, già dal 2026/2027. Se le domande superano la soglia, gli Uffici scolastici territoriali ridistribuiscono gli studenti tra i plessi della zona, tenendo conto della vicinanza a casa e di esigenze documentate come l'assistenza a familiari con disabilità grave. Ogni Ufficio individua un referente per le iscrizioni che fa da tramite con le famiglie.
Su una classe di 25 alunni, il tetto del 30% significa non più di 7 studenti stranieri: 25 × 0,30 = 7,5, arrotondato per difetto. Quando la redistribuzione non basta, entra in gioco un fondo dedicato: 3,4 milioni di euro nel 2027 e oltre 14 milioni all'anno dal 2028 per corsi pomeridiani di italiano, realizzati anche con i CPIA e enti del Terzo Settore.
Corsi di italiano per i genitori: multa da 200 a 1.000 euro
Le difficoltà linguistiche dei genitori diventano un caso da segnalare ai servizi sociali. Quando una famiglia straniera mostra gravi e persistenti difficoltà con l'italiano, la scuola la segnala e i servizi predispongono un piano d'aiuto che include un corso gratuito ai Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, con l'obiettivo di raggiungere il livello A2.

Sono esentati i genitori con disabilità, gravi patologie o impedimenti lavorativi documentati. Chi rifiuta il corso senza valida giustificazione e ignora il sollecito formale riceve una multa da 200 a 1.000 euro, irrogata dal Prefetto. La stessa forbice sanzionatoria punisce chi partecipa alle attività scolastiche con il volto coperto o non riconoscibile, salvo motivi di salute o specifiche esigenze didattiche. Per gli studenti minorenni la multa viene notificata ai genitori.
Licei tecnologici: cambia il nome, cambiano le ore di indirizzo
Gli Istituti Tecnici diventano Licei Tecnologici, gli Istituti Professionali Licei Professionali. Il cambio riguarda tutte le disposizioni vigenti e i cataloghi degli indirizzi, ma non è solo una questione di etichetta: si riduce la quota oraria riservata all'autonomia delle scuole e crescono le discipline di indirizzo. Dentro i tecnici la quota delle scuole si azzera nel primo biennio (da 132 ore a zero), scende da 198 a 132 nel secondo biennio e da 231 a 99 nel quinto anno. Il monte ore complessivo resta di 2.112 ore per biennio e 990 nel quinto anno, con autonomia del 20% negli ultimi tre anni. Nel settore economico gli elementi di base dell'indirizzo salgono da 495 a 627 ore; nel tecnologico-ambientale le scienze sperimentali passano da 297 a 429. Nel quinquennio gli studenti dei tecnici trascorrono a scuola 5.214 ore, tra le 30 e le 32 ore settimanali.
La relazione tecnica che accompagna il decreto definisce il cambio di denominazione «esclusivamente ordinamentale e nominalistico», senza impatto su profili, ordinamenti didattici e organici. Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha motivato la riforma con una posizione esplicita: «non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici e professionali», perché «tutte le intelligenze hanno pari dignità, e pari dignità devono averle i percorsi di studio».
Latino alle medie e PEI: le altre novità
Dall'anno scolastico 2027/2028 gli studenti delle medie, dalla seconda classe, potranno scegliere un corso facoltativo di Latino per l'educazione linguistica: un'ora in più a settimana, 33 ore all'anno. L'insegnamento spetta ai professori di italiano e storia (classe di concorso A-12) che abbiano sostenuto almeno un esame annuale o due semestrali di lingua o letteratura latina, oppure ottenuto almeno 12 CFU nella materia. Il testo precisa che la novità non comporta costi aggiuntivi. Il PEI viene aggiornato solo in presenza di nuovi elementi.
Le risorse stanziate tra 2026 e 2027
- 3,4 milioni di euro nel 2027 e oltre 14 milioni all'anno dal 2028 per il potenziamento linguistico
- 30 milioni nel 2026 e 40 milioni nel 2027 per orientamento e tutoraggio
- 3 milioni in più nel 2026 e nel 2027 per educazione al rispetto e contrasto alla violenza di genere
- 10 milioni aggiuntivi nel 2027 per i campus della filiera formativa tecnologico-professionale
Il fondo linguistico passa da 3,4 milioni nel 2027 a oltre 14 milioni dal 2028: più del quadruplo (14 ÷ 3,4 ≈ 4,1). Il fondo per orientamento e tutoraggio vale 70 milioni complessivi sui due anni (30 + 40). C'è un filo che lega le misure: il tetto del 30% è una soglia, non un divieto assoluto. Le scuole che non riescono a rispettarla dopo la redistribuzione ricevono fondi per corsi di italiano pomeridiani — il decreto presume che in alcune aree del Paese la soglia non sia raggiungibile e finanzia l'eccezione invece di imporre la regola. Per i dirigenti scolastici significa gestire due binari, iscrizioni e recupero linguistico; per le famiglie la variabile diventa la disponibilità di posti nei plessi vicini.
Il test vero arriva nel 2027/2028, quando il tetto esordirà sulle classi prime e il latino entrerà nelle medie: solo allora si capirà se i 14 milioni annui resteranno un'eccezione o diventeranno la norma.






