Calenda esce dal campo largo: la scommessa del 3% e i numeri che non tornano

Carlo Calenda punta tutto su un Parlamento senza maggioranza per riportare Azione al centro del gioco politico. La sua previsione: nessuno raggiungerà la soglia del 42% che fa scattare il premio di maggioranza e l'unica strada sarà un governo europeista con baricentro centrale. I sondaggi, però, raccontano una realtà molto più complicata, con il partito fermo tra il 2% e il 2,9% e insidiato dalla destra di Vannacci.

Lo schema a cinque e il veto sul campo largo

Intervistato da La Repubblica il 10 agosto, il leader di Azione ha escluso qualsiasi alleanza con il centrosinistra allargato ai Cinquestelle. «Per noi un'alleanza con i Cinquestelle non è mai esistita. Il campo largo è un'accozzaglia che non ha alcuna possibilità di governare il Paese», ha detto Calenda, aggiungendo che un governo a trazione Conte sarebbe «pericoloso tanto quanto un bis di Meloni».

La scommessa è su una corsa a cinque in proporzionale puro: centrodestra, centrosinistra, il polo liberaldemocratico di Azione, Vannacci fuori dall'alleanza di centrodestra e Di Battista fuori dal centrosinistra. In questo schema, il partito di Calenda diventerebbe l'ago della bilancia per costruire una maggioranza europeista che includa «il Pd, una Forza Italia a tendenza Marina e non Tajani che è sottomesso a Meloni; i centristi dislocati nei due poli; più noi».

«Sono pronto a scommettere che la nostra coalizione — di cui fanno parte anche Pina Picierno, la fondazione Einaudi, i libdem di Luigi Marattin — farà meglio del '22», ha rivendicato.

Gentiloni come unica apertura, ma i numeri sono un muro

L'unica porta lasciata aperta verso il centrosinistra ha un nome preciso: Paolo Gentiloni. «Magari ci fosse Gentiloni, ma non credo che ci sarà», ha dichiarato Calenda, precisando che con l'ex commissario europeo come candidato premier Azione potrebbe dialogare. Resta però uno scenario che lo stesso leader considera improbabile, perché né Schlein né Conte sembrano disposti a fare un passo indietro.

Re bianco solitario al centro della scacchiera, simbolo della partita politica e del Parlamento frammentato
Il re solitario al centro della scacchiera evoca la scommessa su un Parlamento frammentato e senza premio di maggioranza.

I numeri attuali rendono la scommessa estremamente fragile. Secondo i sondaggi più recenti, il Centro Liberale (Azione più il PLD di Marattin) si attesta al 4,3%, con la sola Azione ferma al 2,5% — sotto la soglia del 3% necessaria per entrare in Parlamento. La rilevazione di Noto è ancora più severa e colloca il partito al 2%.

Qui emerge una discrepanza con il 3% citato dal giornalista nell'intervista: il dato non trova corrispondenza nelle rilevazioni più aggiornate. Il partito aveva raggiunto il 3,5% a fine 2025, in risalita dal 2,5% di un anno prima, ma la tendenza sembra essersi invertita.

L'ombra di Vannacci e la frammentazione del centro

C'è un altro dato che complica i piani: Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci, nella stessa supermedia è dato al 3,3% contro il 2,9% di Azione. Se davvero si materializzasse un Parlamento senza maggioranza, l'ago della bilancia potrebbe essere la destra identitaria più che il centro liberale.

Il problema è strutturale e riguarda l'intera area centrista italiana: 33 sigle per un bacino stimato di 8 milioni di voti potenziali. Il Terzo Polo di Renzi e Calenda, il tentativo più organico degli ultimi anni, si fermò al 7,78%. La differenza tra quel 7,78% e il 4,3% attuale del Centro Liberale — un calo del 44,7% — misura la frammentazione di uno spazio politico che dal 1993 non riesce a trovare una sintesi unitaria.

Vannacci gode di un vantaggio che Calenda non ha: si muove in un perimetro relativamente sgombro a destra, mentre Azione opera in un'area già affollata e storicamente incapace di sommare le proprie forze. La sfida per Calenda non è solo superare il 3%, ma convincere che il suo 2,5-2,9% possa valere più del 3,3% altrui nella geometria di un Parlamento appeso a pochi seggi.

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